Dalla boxe alla cucina popolare: la storia di Franchino Er Criminale - 3/4
Il percorso che ha portato Alessandro Bologna in tv è nato quasi per caso. Il celebre pseudonimo gli è stato “appioppato per gioco” da un collega youtuber per un video: “L’ho tenuto con piacere, anche un po’ per prendere in giro tutti quelli che sul web fanno i finti criminali, ma non lo sono”. I suoi primi contenuti non parlavano di cibo, ma di sport e pugilato. È stato il Covid, che ha inferto “una bella mazzata a tutto il mondo delle palestre”, a spingerlo a cambiare rotta. Ricordandosi di quando, a vent’anni, gestiva un’enoteca con cucina in zona Laurentina a Roma, ha deciso di reinventarsi nel settore food. La svolta è arrivata scegliendo l’onestà brutale come marchio di fabbrica: “Se, senza andarci apposta, incontro un posto che non mi è piaciuto, perché non dovrei dirlo? Ho iniziato a parlare di quello che mi piaceva, ma anche di quello che non mi piaceva“.
Una schiettezza che fa rima con un’etica del lavoro precisa, in aperta polemica con molti colleghi del settore: “Il mondo del food blogging è caratterizzato da una larga parte di content creator che da sempre ricorre a pubblicità occulta o ingannevole e si trova in situazioni di conflitto di interessi”. La sua missione è difendere l’autenticità e la tradizione gastronomica locale contro l’avanzata del junk food, esaltando la “cucina tradizionale che rispecchia la nostra cultura“. Il suo piatto preferito? Nessun dubbio: “Diciamo che sono pro pastasciutta, vivrei di primi piatti, li adoro”.