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“Pensavo a tutti i modi in cui mio figlio sarebbe potuto morire mentre lavoravo. Dopo il parto mi sono sentita una madre fallita, ho chiesto un ricovero in psichiatria”: così Alyssa Milano

Con il processo a Lindsay Clancy, una donna che ha ucciso i suoi tre figli prima di tentare il suicidio, negli Stati Uniti si è tornato a parlare di salute mentale. Anche l'attrice di "Streghe" ha condiviso la sua riflessione

di Redazione FqMagazine
Alyssa Milano:

Alyssa Milano: "Ho sviluppato paure irrazionali e il mio dolore non veniva preso sul serio" - 2/3

Dopo essersi ripresa, l’attrice ha dovuto continuare a convivere con l’ansia, anche per alcune crisi convulsive del figlio. Nel frattempo, doveva cominciare a lavorare a una serie: “Man mano che iniziavamo le riprese, la mia ansia è peggiorata. Ho iniziato a sviluppare paure irrazionali e ossessive. Come molte madri lavoratrici, ero sopraffatta dal senso di colpa per dover lasciare mio figlio durante l’orario di lavoro, e come molti altri che soffrono d’ansia, il mio dolore non veniva preso sul serio”, era stato lo sfogo.

E ancora: “Ogni giorno, guidando verso il lavoro, pensavo a tutti i modi in cui Milo sarebbe potuto morire mentre era con chi si prendeva cura di lui. Ogni sera, dopo giornate di lavoro di 16 ore, dopo essere finalmente riuscita a stringere mio figlio e a metterlo a dormire, l’ansia della giornata culminava in un attacco d’ansia debilitante”.

A quel punto, come raccontato da lei stessa, ha raschiato il fondo del barile: “Una mattina presto, sono andata al pronto soccorso alle 2:00 di notte, ho chiesto di uno psichiatra e ho ottenuto aiuto. Sentivo di non avere scelta: ho chiesto di essere ricoverata; sono rimasta in un reparto psichiatrico pubblico per tre giorni”.

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