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"Quello che non si vede delle carriere all'estero sono le sere in cui piangi" - 3/3

Sara Mormino vive da oltre vent'anni all'estero. Partita da Roma, è arrivata prima a Dublino, poi a Londra, dove ha avuto una carriera brillante nelle multinazionali dell'high tech. Ma la vita privata l'ha portata a un ripensamento. E a una nuova scelta
"Quello che non si vede delle carriere all'estero sono le sere in cui piangi" - 3/3
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“Quello che non si vede delle carriere all’estero sono le sere in cui piangi”

“Quando sono arrivata a Londra nel 2012, anno delle Olimpiadi, è stato come rinascere. Finalmente sentivo di essere nel posto giusto”. Qui incontrò Simon, il compagno con cui oggi condivide una famiglia allargata. Ma, pochi anni dopo, la Brexit incrinò quel senso di apertura che aveva sempre associato alla città. “Una volta, mentre parlavo italiano al telefono in metropolitana, una persona mi disse: “Tornatene a casa tua”. Prima non mi era mai successo. Ho provato sulla mia pelle cosa significa sentirsi improvvisamente non accettata”. La capitale restò cosmopolita, ma qualcosa cambiò: più burocrazia, meno libertà di movimento, meno italiani. Lei stessa decise di ottenere la cittadinanza britannica per sentirsi più tutelata. Poi arrivarono la malattia della madre, un delicato intervento chirurgico subito in Italia e una domanda che fino a quel momento aveva sempre rimandato.

“Quello che non si vede delle carriere all’estero sono le sere in cui piangi perché i tuoi genitori stanno male e tu sei dall’altra parte del mondo. A un certo punto ho capito che non esiste stipendio capace di compensare gli affetti”. Oggi, a 56 anni, sta lavorando a un progetto completamente nuovo insieme a Simon. Potrebbe riportarla in Italia dopo oltre due decenni. Del rientro la preoccupa la burocrazia, non il cambiamento. “La resilienza è il più grande anticorpo che mi porto dietro. Se mi dicono di no, cerco un’altra strada. È quello che ho imparato in questi anni”. Sara ci tiene quindi a ribadire un concetto che considera fondamentale. “Noi italiani siamo preparati, creativi e capaci di lavorare in contesti difficili. Quando trovi un sistema che premia davvero il merito, puoi arrivare molto lontano”. Dopo aver rincorso il futuro per vent’anni, il successo per Sara ha cambiato significato. Non coincide con il prossimo incarico o con un’altra promozione. Coincide con la libertà di scegliere, finalmente, dove e come vivere.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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