Sotto il segno di Proust: l'elogio del dubbio e il rifiuto del presente - 4/4
L’intera architettura narrativa di Chiamami col tuo nome affonda le radici in un approccio letterario lontano dalle esigenze d’azione. “L’ho scritto sotto il segno di Marcel Proust. È tutto composto di impressioni e dubbi”, chiarisce Aciman. Lo scrittore rivendica con orgoglio la sua avversione per le strutture narrative rigide: “Ci sono scrittori che scrivono magnificamente, ma sono sempre prigionieri della trama. Altri, come me, sono pessimi con la trama, in buona parte perché sono interessati a qualcosa che non accade davvero su quel piano”.
Il fulcro della sua indagine resta l’ambivalenza umana. Il romanzo, infatti, “è stato scritto sotto il segno del desiderio, inteso come volere, ma anche come desiderio non volere”. L’esempio più evidente risiede nelle reazioni contraddittorie del protagonista: “Quando Elio si sveglia per la prima volta nel letto con Oliver, desidera che Oliver esca dalla sua vita”. Questa predilezione per l’introspezione e l’universalità dei sentimenti lo porta a rifiutare l’obbligo di un legame stringente con la cronaca e l’attualità. “Uno scrittore che parla immediatamente del presente rischia di essere immediatamente dimenticato”, conclude Aciman, affidandosi a una massima del regista Eric Rohmer: “È possibile scrivere di ciò che sta accadendo nel presente? No, bisogna fare un passo indietro”.