Televisione

“C’è una cosa che mi terrorizza del debutto a Mediaset su Canale 5. Il vero motivo dell’addio alla Rai? Una direzione promessa e mai concretizzata”: parla Milo Infante

Il giornalista svela all'Ansa i retroscena del divorzio dalla Rai e i dettagli della sua nuova, triplice avventura televisiva. Dalla fascia mattutina alla prima serata, passando per la nomina a condirettore di Videonews

di Redazione FqMagazine
Il valore della cronaca per Milo Infante: da Garlasco al caso Ranucci - 4/4

Il valore della cronaca per Milo Infante: da Garlasco al caso Ranucci - 4/4

Di fronte alle storiche accuse di morbosità mosse ai programmi che vivisezionano i casi di cronaca nera (con l’anniversario del delitto di Garlasco a fare da recente banco di prova), il giornalista difende a spada tratta l’utilità del giornalismo investigativo televisivo. “Anche i più acerrimi nemici riconoscono che, pur rompendo le scatole, accendiamo un faro importante, perché i magistrati ascoltano le nostre trasmissioni e alcuni aspetti a volte diventano parte dell’impianto accusatorio”, rivendica. Tuttavia, non risparmia una critica alle derive del piccolo schermo: “Rispetto a Garlasco, vado in controtendenza. C’è chi punta il dito contro i social, ma in televisione spesso si vedono ospiti veramente impresentabili. Va bene, quindi, parlare tutti un po’ meno di Garlasco, ma non dimentichiamo che il pubblico è interessato e la tv, come i giornali, si reggono sulle risposte degli utenti. Bisogna trovare un compromesso”.

Infine, Infante ha offerto una lucida riflessione sull’attualità giornalistica pura, commentando la bufera mediatica che ha investito Sigfrido Ranucci. “In questo momento è parte lesa, ma può aver sottovalutato le persone con cui si siede a tavola”, osserva, invitando però a non applicare doppi standard: “Al tavolo di Lavitola, però, si sedevano anche direttori di giornali e editorialisti. Attenzione a puntare il dito solo contro Ranucci”.

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