Ridley Scott: "I miei genitori hanno sempre pensato che fossi molto strano" - 2/2
Uno dei motti del suo nuovo film è che ciò che si perde può essere ritrovato. Anche i nemici possono rivelarsi, alla fine, alleati. “E da situazioni di mer*a può nascere qualcosa di buono, altrimenti torneremmo ai dinosauri. Non credo che il mondo rimarrà mai disabitato – ha affermato il regista -. Oggi ci sono otto miliardi di persone sulla terra, non siamo in grado di sostenerle tutte”. Una riflessione che ha toccato il Sud Sudan, “in una situazione tragica”, i migliaia di senzatetto a Los Angeles. E poi “guerre invasioni, bombardamenti. Senza essere tragico mi ricorda la Germania dopo l’apocalisse della Seconda guerra mondiale, dove non c’era più nulla”.
Durante la lunga intervista, Scott ha riavvolto il nastro dei ricordi tornando indietro all’infanzia. Fare il regista “era il mio segreto. Pensavo che sarebbe stato troppo sciocco dirlo ai miei genitori, perché da dove provengo sarebbe stato impensabile. Non ho mai davvero pensato che fosse una strada percorribile”. La storia del regista, però, ci insegna che è andata diversamente: ha diretto film come “Il gladiatore” con Russell Crowe, “Black Hawk Down”, “Il sopravvissuto – The Martian”, ma anche “Blade Runner” e “Thelma & Louise” tra gli altri.
E pensare che, ha rivelato, “l’unico vero talento che ho avuto fin da piccolissimo era stato quello di saper disegnare. Mi divertivo a dipingere mentre gli altri ragazzi andavano a ballare. I miei genitori hanno sempre pensato che fossi molto strano”. Adesso, quando non lavora “dipingo tutto il giorno. Girare un film è come dipingere, uso la macchina da presa come fosse un pennello”.
Se c’è un sogno che ancora conserva, ora che ha quasi 89 anni, è un musical “nello stile di Bob Fosse (coreografo e ballerino statunitense, ndr), che purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere. Visto che mia madre è morta a 98 anni, è un desiderio ancora realizzabile“.