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“Art Attack era una macchina bestiale e snervante, le mani non erano mie, non potevo usarle. Dopo il programma ho incrociato chi mi ha sbarrato la strada”: parla Giovanni Muciaccia

L'indimenticato volto del programma che ha insegnato a una generazione a sviluppare creatività e manualità ricorda gli anni in tv tra successi e battute d'arresto

di Emanuele Corbo
“Art Attack era una macchina bestiale e snervante, le mani non erano mie, non potevo usarle. Dopo il programma ho incrociato chi mi ha sbarrato la strada”: parla Giovanni Muciaccia

La colla vinilica e le forbici dalla punta arrotondata sono diventati un tormentone anche grazie alla parodia che Fiorello ha fatto di Giovanni Muciaccia, per anni conduttore dell’indimenticato “Art Attack”. Il programma di Disney Channel trasmesso anche su Rai 2 ha chiuso i battenti nel 2014, ma ancora oggi resta scolpito nella memoria di un’intera generazione cresciuta con quello che può essere definito a ragion veduta “un programma di tutorial ante-litteram”, come spiega Muciaccia a Fanpage.

Classe 1969, per l’attore teatrale e conduttore tv foggiano l’occasione che gli avrebbe cambiato la vita arriva dopo un periodo non semplice. Nel curriculum ha già l’esperienza a “Disney Club” e a “La banda dello Zecchino” ma, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, è poi rimasto fermo a lungo: “Passai due anni e mezzo drammatici” ricorda.

Avevo la mia famiglia che mi ostacolava, nonostante venissi da diverse esperienze in televisione e mi fossi già affrancato. In me scattò un senso di rivalsa. Non tornai a Foggia, ma dovetti affrontare la difficile vita romana. Col senno di poi posso affermare che quel periodo duro mi servì”. E ancora: “Stavo per mollare ed ero in procinto di buttarmi su altro. Accettai di partecipare a queste selezioni convinto che non mi avrebbero preso” spiega a proposito del provino per “Art Attack”.

Al termine della prima edizione gli offrono la conduzione di “Solletico”, altro titolo di punta dei primi anni Duemila. Un’offerta che il diretto interessato declina: “Non ci dormii tre notti, ricordo tutto nitidamente. Sarebbe potuta essere la svolta della vita. Parliamo di un programma che andava ogni giorno in diretta nel pomeriggio di Rai 1. Senza contare i tanti soldi in ballo. Ma, dopo aver già fatto la prima serie di ‘Art Attack’, preferii accettare il ritorno a ‘Disney Club’, dove avrei goduto di appena tre minuti a puntata, con una clip in esterna sugli animali. Fui guidato da un senso di fedeltà e lealtà verso il capo di Disney Italia, Marco Cingoli, che mi aveva cercato prima degli altri”.

Una decisione che si rivela felice, dal momento che “Solletico” arriva al capolinea 9 mesi dopo: “Io invece andai avanti con ‘Disney Club’, rientrando in studio, e potei proseguire con ‘Art Attack’. Dopo quel ‘no’ riuscii a chiudere quattordici contratti che non si sarebbero presentati altrimenti”.

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