“Ricordo questo signore alto, elegante. La tv era ancora in bianco e nero”. A un anno esatto dalla sua scomparsa, in un’intervista a La Repubblica, Carlo Conti ha ricordato Pippo Baudo, grande conduttore che ha fatto la storia della televisione italiana. “Ha rappresentato la vera trasformazione del mestiere del presentatore: è il primo che ha fatto la direzione artistica dei programmi. Li portava dove dovevano andare, faceva la regia in onda, era autore in scena. Non aveva bisogno dell’autore dietro le telecamere che gli suggeriva. Decideva tutto lui”, ha spiegato il direttore artistico degli ultimi due Festival di Sanremo.
Una kermesse che, così come la conosciamo oggi, ha inventato proprio Baudo: “Per come è strutturato, con le cinque serate, si deve a lui. È stato lui a creare questo mondo fatto di ospiti, polemiche, partner bione e brune, il parlare o lo sparlare del festival, anche creare il polverone determina l’evento“.
Dal conduttore catanese, ha evidenziato Conti, ha imparato “i tempi, a fare il mestiere del conduttore essendo regista in scena. Spero di avere un po’ del garbo e dell’eleganza che Pippo aveva”. Baudo è stato un modello. E lo era già prima che si incontrassero: “Per la mia mania di fare scalette, organizzare. Quando lavoravo alla radio mi chiamavano Pippuzzo. O per sfottermi, Pippo Conti, cosa che mi ha fatto sempre piacere”.
I due si sono conosciuti a un premio della tv che Baudo presentava a Naxos “e lo avevo già incontrato ai “Telegatti”, di sfuggita”, ha rivelato Conti. Che, poi, ha aggiunto un aneddoto: “Negli studi della Dear, a Roma, nel 1994 lui stava facendo uno dei mille programmi. Lo andai a trovare in camerino, bussai, si stava cambiando. Era in boxer. Gentilissimo, paterno, come sempre”.
Qualcosa in cui crede di somigliarli? “Forse quando sono nel ruolo di gran cerimoniere o del padrone di casa che mette a suo agio gli ospiti”. Il ricordo più bello, invece, “sono i suoi abbracci – ha dichiarato Conti -. Nel mio studiolo, a casa, conservo una foto in cui mi abbraccia, mi strinse con la sue manone. Ti abbracciava e ti faceva sentire che c’era per te. Pippo c’era e c’è ancora”.