Amanda Sandrelli: "Troisi e Benigni erano due geni, mi sono affidata a loro" - 2/2
Durante l’intervista, l’attrice ha parlato anche dei suoi esordi sul set, a 19 anni. Tutto è cominciato da una telefonata del produttore Mauro Berardi: Benigni e Troisi cercavano delle ragazze per “Non ci resta che piangere“. Lei, quell’anno, doveva affrontare la maturità. “Gli risposi: vengo, ma no so fare niente”. I due giganti del cinema italiano li aveva incontrati a una festa a casa della madre “e con loro mi sentivo a mio agio”. Per il ruolo di Pia, con il fascino di una 15enne rinascimentale, avevano pensato a lei: “Ero un po’ più grande, ma avevo il fisico da ragazzina, ondina con i capelli lunghissimi, bianca come un cencio perché avevo dovuto studiare”.
Non c’era però una sceneggiatura, ma solo un canovaccio. Le chiesero di “fare la voce stupida”. E Troisi voleva che Pia avesse un tormentone. “Io neanche sapevo cosa fosse. Però avevo orecchio, cantavo sempre, così ripetevo quello che dicevano ed è nato ‘Provare, provare, provare’. Anche se non aveva mai recitato, ha spiegato Sandrelli, “mi affidavo a loro, che erano due geni. Non avevo alcuna ansia da prestazione”.
Lei, tra l’altro, non aveva mai pensato di diventare attrice: “Quando da bambina andavo a seguire mia mamma (l’attrice Stefania Sandrelli, ndr) mi sembrava noiosissimo, non mi capacitavo che avesse una tale passione per questo lavoro”. Quando, poi, il film è uscito, la sua carriera è decollata: “È stato un botto e sono iniziate ad arrivare proposte”.