I giudici confermano: la zucchina in auto non è una prova sufficiente - 2/2
I giudici di secondo grado hanno confermato la decisione precedente. La presenza delle zucchine nell’auto e quella del sistema vivavoce, secondo la Corte, non sono elementi sufficienti per dimostrare che i carabinieri abbiano scambiato un alimento per un telefono. Anche l’assenza di telefonate registrate non è stata considerata decisiva: uno smartphone, infatti, può essere utilizzato anche per altre attività, come la messaggistica o la navigazione su internet, senza necessariamente effettuare una chiamata.
Il risultato finale è quindi sfavorevole alla conducente: oltre alla sanzione originaria, dovrà affrontare anche quasi 500 euro di spese relative al giudizio d’appello. La vicenda, però, potrebbe non essere ancora conclusa. La donna ha infatti annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione.