Eva Bolognesi: "Non sapere è ancora peggio che conoscere la diagnosi" - 2/2
La fase psicologicamente più complessa è stata proprio quella di transizione tra i primi sospetti e la diagnosi definitiva. “Il momento più difficile è stato l’attesa: due settimane devastanti in cui non sapevo ancora cosa avessi. Forse non sapere è ancora peggio che conoscere la diagnosi, perché ti fai mille pensieri. Poi c’è la botta, ma anche la reazione: la cosa più dura è trovare la forza di affidarsi e iniziare il percorso”.
Poi l’impatto delle terapie, il cortisone e la caduta dei capelli, affrontati con una nuova consapevolezza del proprio corpo. “Porto spesso la bandana, ma la perdita dei capelli, per me in questo momento è quasi l’ultimo dei problemi. Mi vedo diversa, ma oggi ringrazio il mio corpo ogni giorno per come sta reagendo alle cure. È questo ciò che conta davvero”. Infine, la scelta di affidarsi alla medicina e la spinta a non isolarsi. “La testa fa tanto e la positività è importante, credo sia fondamentale affidarsi alla scienza e alle cure”.
Sui social Bolognesi ha scelto finora la riservatezza, spiegando i motivi di questo silenzio temporaneo e la volontà di abbattere ogni stigma sulla malattia: “Per ora ho preferito non raccontare tutto, anche perché sono ancora dentro questa situazione e devo elaborarla. Però credo che sia importante parlarne. Vedo tante ragazze, anche molto più giovani di me, che affrontano problemi di questo tipo e penso che non debba più essere un tabù. Naturalmente ognuno deve sentirsi pronto, perché parlarne non è semplice. Io ho sempre preferito dare al mio profilo un’immagine di leggerezza, ma la vita è fatta di tante cose e, con i propri tempi, si può condividere anche la parte più difficile. Quando mi sentirò pronta, mi piacerebbe raccontare qualcosa di più con la mia community, da cui ho già ricevuto tantissimo affetto”.