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“Per pagarmi il tetto sotto cui dormire risparmiavo sul cibo. Ho fatto un mese di prove col maestro Ronconi mangiando solo crackers, tonno e banane. Alla fine, mi è venuta una gastrite incredibile”: così Stefano Massini

Il regista e scrittore ripercorre gli inizi della sua carriera, quando era assistente di Luca Ronconi al Piccolo di Milano. E dice la sua anche sul mondo dei social: "Spariamo i nostri giudizi senza essere interpellati"

di Redazione FqMagazine
“Per pagarmi il tetto sotto cui dormire risparmiavo sul cibo. Ho fatto un mese di prove col maestro Ronconi mangiando solo crackers, tonno e banane. Alla fine, mi è venuta una gastrite incredibile”: così Stefano Massini

Ha iniziato a farsi conoscere imitando gli insegnanti a scuola. Poi la sua carriera è decollata come regista e scrittore e le sue opere sono state tradotte all’estero in numerosi Paesi. Stefano Massini è anche l’unico italiano ad aver vinto cinque Tony Awards, gli “Oscar del teatro”.

“Fuori dall’Italia provano a guardarsi intorno al di là della dimensione locale – ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera -. Il nostro è un Paese di identità locali, dialetti, radici profonde che sono la sua forza. Io non ho queste radici perché da piccolo mi trasferii in periferia, tra Firenze e Prato, dove c’erano gigantesche ondate di mano d’opera cinese, albanese, nordafricana”.

Laureato in egittologia, archeologia romana, Massini è stato da sempre attratto dalle storie: dai litigi nei condomini alle conversazioni al ristorante. Ha esordito come assistente volontario di Luca Ronconi al Piccolo, teatro di Milano: “Mi pagavo tutto da solo e rido ancora ripensando ai salti mortali che facevo in una Milano già all’epoca molto cara. Per pagarmi il tetto sotto cui dormire, risparmiavo sul cibo – ha rivelato -. Ho fatto un mese di prove col maestro Ronconi, mangiando solo crackers, tonno, banane e, alla fine, mi è venuta una gastrite incredibile”.

A partire da quell’esperienza al Piccolo, si è formato il suo modo di fare teatro. Ora, è sempre in movimento: “Un tempo registravo quello che volevo scrivere, mentre andavo addirittura in bicicletta, oggi lo faccio camminando: la parola deve essere dinamica per affrontare temi della contemporaneità come il lavoro, il crollo di una banca oppure i grandi ritratti sul potere politico”.

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