Vinicio Capossela: "Ho studiato da perito chimico, ma non mi è servito a nulla" - 2/2
Al di là dell’amore, durante la chiacchierata l’artista ha raccontato dei suoi inizi con la musica e dell’adolescenza: “Gli altri bambini erano attratti dal pallone o dalla bicicletta, a me invece piacevano gli strumenti, non il pianoforte che mi sembrava un po’ triste ma piuttosto l’organo elettronico, il farfisa, la fisarmonica”. Una giovinezza, ha rivelato Capossela, “inconsapevole, sempre al bordo di qualcosa senza arcuare a nulla. Mi sono passati davanti i grandi eventi della mia epoca senza accorgermene”. Ha studiato da perito chimico “perché mi piacevano i film dove c’era lo scienziato matto”, ma era uno studente distratto. “In generale, la chimica non mi è servita a nulla“.
Spazio anche per parlare di Renzo Fantini (“un padre, quasi”), e Paolo Rossi (“dentro i suoi occhi c’è l’incanto”). Guccini, che l’ha lanciato, “mi piace ricordarlo come un Polifemo benigno“. E, a proposito di miti, il suo preferito è quello di Medusa, per cui “provo solidarietà e simpatia. La seduzione passa dallo sguardo, dagli occhi. Ma lei ha un aspide per capello e ogni possibilità di erotismo viene pietrificata”.
Un incontro da ricordare è quello con il cantautore statunitense Tom Waits. “Una volta mi sono infilato nell’ascensore dell’hotel dove lui doveva scendere quattro piani. Avevo quattro piani per dirgli tutto quello che pensavo, ma mi sono venuto così a noia che non gli ho detto niente”.