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“Si fanno venire a prendere dall’elicottero così da essere a cena a Katmandu la sera. Le esperienze non vengono vissute così”: lo sfogo dell’alpinista Nives Meroi

Dopo aver conquistato tutti i 14 Ottomila insieme al compagno Romano Benet, Nives Meroi racconta la sua idea di montagna tra etica, rispetto e responsabilità

di Redazione FqMagazine
Social e alta quota - 2/4

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Tra i temi affrontati anche il ruolo dei social network, che hanno contribuito a trasformare il modo di vivere la montagna. “La montagna deve essere affrontata un passo per volta, quindi impone pazienza, senso di responsabilità, consapevolezza. Tutte cose che oggi vengono considerate da perdenti”. Una mentalità che, secondo l’alpinista Nives Meroi, ha cambiato anche l’Himalaya: “Ormai nessuno fa più gli avvicinamenti a piedi, tutti arrivano ai campi base in elicottero” e, dopo la salita, “si fanno venire a prendere dall’elicottero così da essere a cena a Katmandu la sera. Le esperienze così vengono consumate, non vissute”.

Per Meroi la montagna continua invece a essere una straordinaria palestra di consapevolezza: “La montagna ti insegna che nel momento in cui affronti una salita, affronti un passaggio, devi essere lì presente, consapevole di quello che stai facendo. Ci sono dei rischi, quindi dobbiamo sapere anche quando è il momento di scappare via, serve molta concentrazione. Poi sicuramente un altro aspetto è la curiosità: l’abbiamo in dotazione dalla nascita, ed è la molla che ci spinge in ogni aspetto della vita. Infine l’esperienza: io credo che in alta quota si diventi più consapevoli di sé della propria personalità. Credo che attraverso il passo proprio in montagna, si affrontino anche le fragilità di ognuno, e si tenti di superarle. La montagna ti sbatte in faccia i tuoi limiti, è come uno specchio, ti trovi in riflesso senza filtri”.

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