Cosa è il glioblastoma - 3/3
Il glioblastoma è uno dei tumori cerebrali maligni più aggressivi e frequenti nell’adulto. Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) appartiene al grado più elevato di malignità dei tumori del sistema nervoso centrale. Ha origine dalle cellule gliali, in particolare dagli astrociti, cellule che hanno il compito di sostenere e proteggere i neuroni. Il glioblastoma rappresenta circa il 45% dei tumori cerebrali maligni ed è caratterizzato da una crescita molto rapida e infiltrante: tende infatti a diffondersi nei tessuti cerebrali vicini, rendendo spesso difficile una completa rimozione chirurgica.
Può comparire in diverse aree del cervello e, più raramente, nel cervelletto, nel tronco encefalico o nel midollo spinale. È più frequente negli adulti tra i 45 e i 75 anni, con una maggiore incidenza negli uomini, ma può colpire persone di qualsiasi età. I sintomi dipendono dalla zona del cervello coinvolta e dalle dimensioni della massa tumorale. Tra i segnali più comuni ci sono mal di testa persistenti, crisi epilettiche, problemi di memoria e concentrazione, difficoltà motorie o di coordinazione, alterazioni dell’umore e deficit neurologici. Le cause precise che portano alla comparsa del glioblastoma non sono ancora completamente conosciute. Sono stati però individuati alcuni possibili fattori di rischio, tra cui alcune rare condizioni genetiche ereditarie, alcune infezioni virali e l’esposizione prolungata a determinate sostanze cancerogene.
La diagnosi viene effettuata attraverso esami neurologici e strumenti di imaging, soprattutto la risonanza magnetica con mezzo di contrasto, mentre la conferma definitiva arriva dall’analisi del tessuto tumorale. Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare e generalmente combina chirurgia, radioterapia e chemioterapia. L’intervento chirurgico mira a rimuovere la maggior quantità possibile di tumore, ma la natura infiltrante della malattia rende spesso impossibile eliminarlo completamente. Per questo motivo, dopo l’operazione, vengono utilizzate altre terapie per cercare di rallentarne la progressione. Nonostante i progressi della ricerca, il glioblastoma rimane una malattia molto difficile da trattare e, attualmente, non esiste una cura definitiva.
(Fonte sito Policlinico Gemelli)