Il regista Abel Ferrara ha costruito la sua reputazione con opere crude, viscerali e spesso provocatorie, capaci di esplorare i lati più oscuri della natura umana, come violenza, redenzione, colpa, spiritualità, con uno sguardo autoriale riconoscibile fin dai suoi primi lavori. Tra i suoi film più noti figurano “Ms. 45” (1981), “King of New York” (1990), “Bad Lieutenant -Il cattivo tenente” (1992) e “The Funeral” (1996).
Forse quello che molti non sanno è che il debutto è stato con una pellicola hot: “Avevo 24 anni. Un film a luci rosse. Il problema è che l’unico attore porno reclutato fu un disastro, gli stavo dando 300 dollari per spassarsela. – ha spiegato a Il Corriere della Sera – Ero furibondo, se la svignò dalla scala antincendio. Il set di ‘9 Lives of a Wet Pussy‘ fu la mia scuola. Ci attaccavamo ai lampioni per prelevare corrente. Ma il porno non faceva per me, era contro la mia natura. In ogni caso al cinema non puoi mai sottilizzare troppo sulla provenienza dei soldi, mai rifiutato un centesimo da qualunque fonte arrivasse”.
Poi la confessione: “Ero dipendente da crack quando, nel ’92, giravo ‘Il cattivo tenente’. La gente è convinta che sia un film sulla redenzione, ma la redenzione è un viaggio, non una destinazione. In fin dei conti, quello è un manuale su come distruggere la propria vita con l’alcol e la cocaina. Quanto a me, divenni un tossico. Lo terminai in una situazione senza speranza. Desiderio, paranoia, alienazione. Ero seduto davanti a casa mia come se stessi fumando una sigaretta. All’angolo c’erano gli Alcolisti anonimi. La cura era a 50 metri da me ma non riuscivo a vederla, e fu così per parecchio tempo”.