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Roggero a cena con Bossetti nel carcere di Bollate. La moglie del gioielliere: “Hanno mangiato una pizza”

Mariangela Sandrone ha descritto i primi giorni in cella del marito: "Può usare per qualche ora al giorno un ufficietto, che è vicino alla cella, nel quale può lavorare"
Roggero a cena con Bossetti nel carcere di Bollate. La moglie del gioielliere: “Hanno mangiato una pizza”
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Una pizza tra amici. Gli invitati sono Mario Roggero, il suo compagno di cella e Massimo Bossetti. È la scena raccontata in un’intervista a il Giornale da Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour, condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. Dallo scorso 15 luglio Roggero sta scontando la sua pena nel carcere di Bollate, in provincia di Milano. Lo stesso dove è detenuto Bossetti, il muratore bergamasco condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio. Tra i due sembrerebbe essere nata una buona amicizia. “A quello che so hanno mangiato una pizza”, racconta la moglie, spiegando che a prepararla potrebbe essere stato il compagno di cella di Roggero, un uomo finito dietro le sbarre per narcotraffico che ora farebbe il cuoco per la compagnia di detenuti.

In carcere la quotidianità è fatta di spazi ridotti e regole precise. La donna la descrive l’ambiente come “una cella come tante. Lunga circa tre metri e mezzo e larga un po’ meno di tre“, precisando però che lo spazio viene occupato in gran parte dalle brande, lasciando quindi solo un “corridoio stretto stretto di un centinaio di centimetri” e un angolo dedicato alla vita quotidiana, dove si sistemano gli armadietti, il cucinino, la televisione e altri pochi oggetti.

“L’aria entra solo da una piccola finestrella con le sbarre“, aggiunge Sandrone parlando del problema delle temperature di questi giorni estivi. “Sapete, in carcere non c’è mica l’aria condizionata“. La donna sottolinea anche che, nonostante le difficoltà, il marito non considera il carcere un luogo infernale: “Dicono tutti che questa è la migliore galera d’Italia“.

Sebbene Roggero sia detenuto da poco, gli sarebbe già stato concesso un privilegio importante, racconta sempre la moglie: “Può usare per qualche ora al giorno un ufficietto, che è vicino alla cella, nel quale può lavorare“. Un’attività però soggetta a limiti precisi. Nessun contatto con l’esterno oltre ai colloqui di un ora, sei volte al mese, e alle telefonate di dieci minuti previste dal regolamento. Riguardo alle telefonate la donna descrive il peso emotivo di quei pochi minuti: “Mario le fa quasi tutte a me – afferma -. Però in dieci minuti non riesci a dirti niente. Quando cade la telefonata ti accorgi che non sei riuscita neanche a salutarlo“.

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