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Il caso Delmastro porta allo scontro istituzionale alla Camera. Fontana blocca la visione dei documenti dei pm, il presidente della giunta insiste: “Disponibili da venerdì”. Il deputato Fdi: “Inoltro io le chat in Procura”

Dopo la lettera del procuratore Lo Voi sul fatto che le conversazioni sono "fondamentali per l'inchiesta", la questione si riapre. Il presidente di Montecitorio blocca la decisione di Dori (Avs), ma quest'ultimo insiste: "Spiegherò perché, ci sono vari precedenti". Il colpo a sorpresa dell'ex sottosegretario (che però non ferma l'iter per l'autorizzazione)
Il caso Delmastro porta allo scontro istituzionale alla Camera. Fontana blocca la visione dei documenti dei pm, il presidente della giunta insiste: “Disponibili da venerdì”. Il deputato Fdi: “Inoltro io le chat in Procura”
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Prima il passo avanti, poi lo stop e infine l’annuncio di Delmastro. Nello scontro istituzionale sulle chat di Andrea Delmastro arriva l’intervento del presidente della Camera. Nel tardo pomeriggio Lorenzo Fontana scrive al presidente della giunta per le Autorizzazioni Devis Dori per comunicargli la decisione di chiedere un parere alla giunta per il Regolamento. La riunione è fissata per lunedì sera. Tradotto: sospesa la visione del “dischetto” inviato dalla Procura di Roma con le chat dell’ex sottosegretario di FdI con il ristoratore ed ex prestanome del clan Senese Mauro Caroccia. Il presidente della giunta per le Autorizzazioni Devis Dori (Avs) aveva dato il via libera alla visione delle conversazioni perché, aveva dichiarato, “i componenti della giunta hanno diritto a vedere le chat”. Una proposta che non è piaciuta alla maggioranza di destra ha scritto una lettera per sollecitare Fontana. E il presidente di Montecitorio si è attivato chiedendo – come richiesto dal centrodestra – il parere della giunta per il regolamento. Ma non è finita qui perché Dori in serata ha ribadito che domani, venerdì, i membri della Giunta potranno prendere visione della documentazione ricevuta dalla Procura. “Ho naturalmente informato il presidente Fontana di questa mia decisione, al quale farò avere le mie argomentazioni e l’elenco dei precedenti che hanno motivato questa mia valutazione” dice Dori.

Dopo una giornata rocambolesca e settimane di scontri e tira e molla, in serata arriva anche una nota di Delmastro, dopo un lungo confronto avuto con i dirigenti di partito: “Ho provveduto ad inoltrare al Procuratore Capo della Repubblica, Dott. Francesco Lo Voi, via pec la corrispondenza intercorsa relativa alle chat al centro delle polemiche di questi giorni, non avendo alcunché da nascondere“. Il deputato di Fratelli d’Italia auspica adesso “che cessino le inaccettabili strumentalizzazioni di una certa parte politica che ha provato a rimestare nel torbido e ha alzato solo fango, pur non essendo io neanche indagato“. Un passo che, comunque, non blocca l’iter in Parlamento: secondo la normativa, l’autorizzazione della Camera rimarrebbe necessaria affinché i pm possano acquisire le chat.

“La maggioranza non vuole consentire l’accesso alla documentazione e alle chat inviate dalla Procura di Roma”, ha spiegato Dori all’uscita dell’ufficio di presidenza. “Io invece ho il dovere, come Presidente, di tutelare il diritto di tutti i membri Giunta di poter prendere visione della documentazione per avere un quadro completo. Non c’è motivo perchè la Giunta inibisca a se stessa tale accesso, pur entro gli usuali limiti di divulgabilità. Pertanto darò agli uffici, avendo anche vari precedenti, il via libera alla visione della documentazione a partire da domani mattina per consentire di organizzare la visione con criteri di non divulgabilità. Mai la Giunta ha limitato l’accesso a se stessa. Ci sono precedenti in tal senso e non intendo compromettere i diritti dei commissari e violare le prerogative parlamentari”.

Così Dori aveva annunciato che, a partire da domani (venerdì) alle ore 10, i componenti della giunta avrebbero potuto solo visionare il cd con la documentazione inviata dalla Procura di Roma, che verosimilmente dovrebbe contenere il materiale depositato dalla difesa del ristoratore Mauro Caroccia. Poi, tra lunedì e martedì, “faremo una seduta della giunta per le autorizzazioni, con votazioni, sulla base della richiesta del procuratore Lo Voi per decidere se serva un’ulteriore integrazione istruttoria in giunta o si va in Aula. Ci sarà la proposta del relatore di maggioranza Pittalis e due annunciate proposte di minoranza”, ha dichiarato il presidente della giunta.

I capigruppo del centrodestra in Giunta però non ci stanno e chiedono a Fontana di intervenire per valutare “in qualità di presidente della Camera se soprassedere” sulla visione delle chat. “La Presidenza della Camera valuti se coinvolgere la Giunta per il regolamento perché la decisione del presidente Dori crea un precedente“, ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, capogruppo nella Giunta per le autorizzazioni sottolineando che per il partito di Meloni “la questione del deposito delle chat di Andrea Delmastro con Caroccia poteva essere definita già oggi. E per noi lo sarà la prossima settimana”. Per loro, specificano, “la lettera inviata dalla Procura di Roma non aggiunge nulla perché la nostra posizione attiene all’ufficio e alle prerogative parlamentari e non tanto a quello che Delmastro ha scritto o meno”. Impedire la consultazione sarebbe “un golpe contro il Parlamento“, replica il leader di Avs Angelo Bonelli. Ma alla fine il presidente della Camera stoppa l’iniziativa di Dori.

Il voto a Montecitorio era previsto per oggi, ma la riunione dei capigruppo ha deciso di far tornare il dossier in giunta: è infatti arrivata una lettera del procuratore Lo Voi che ha ribadito come le conversazioni siano “fondamentali per l’inchiesta” e, alla luce di questo, si è scelto di sottoporre di nuovo il caso all’organismo per le Autorizzazioni. “Una procedura anomala“, ha contestato Forza Italia. Le opposizioni, al contrario, insistono nel chiedere che sia possibile la lettura delle conversazioni: “Di cosa hanno paura?”. Il 22 luglio era stato proprio il centrodestra a votare contro l’autorizzazione.

Come raccontato dal Fatto quotidiano, già a inizio luglio, la procura aveva inviato una nota a Montecitorio per ribadire che le chat di WhatsApp sono “essenziali”, precisando che “gli approfondimenti non riguardano Delmastro che non è indagato”. Nella lettera si alludeva anche al fatto che, una risposta negativa, avrebbe potuto compromettere l’inchiesta sulla criminalità organizzata a Roma: innanzitutto quella in cui Caroccia è accusato insieme alla figlia Miriam dei reati di intestazione fittizia e riciclaggio, con l’aggravante mafiosa di aver utilizzato l’impresa aperta con il parlamentare e altri quattro soci biellesi per agevolare il clan capeggiato da Michele Senese detto “O’ Pazzo”. A rivelare l’esistenza di una chat dal nome “Le 5 Forchette“, composta dai soci della srl (con Caroccia al posto della figlia Miriam) è stata Barbara Tritoni, moglie di Mauro, che è stata sentita come testimone dalla Guardia di finanza. Oltre a questo filone, c’è poi un’altra indagine più ampia sui nuovi affari sul territorio del clan Senese.

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