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"L'Italia Paese riservato ai raccomandati" - 3/4

"Ho 50 anni, laureato in giurisprudenza con due master, faccio il lavapiatti". "Ministra, la propaganda non serve a nulla perché i cittadini poi riscontrano la realtà". Pubblichiamo i messaggi ricevuti dai lettori rispetto alle esternazioni della titolare del Lavoro. Se volete mandarci la vostra opinione, scrivete a fattocervelli@gmail.com
"L'Italia Paese riservato ai raccomandati" - 3/4
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“L’Italia Paese riservato ai raccomandati”

Piero Formica – Faccio parte dei pionieri che hanno lasciato l’Italia nel lontano 1971. Oggi sono un nomade stanziale che vive solo fisicamente in Italia. I nomadi stanziali sono iperconnessi digitalmente su scala mondiale. Ad 83 anni resto in servizio come professore di ricerca in un’università irlandese. Sarebbe possibile in Italia? I politici che vivono in quella stupenda messinscena che è il Truman Show non hanno la più pallida informazione circa i nomadi stanziali. La fuga è anche virtuale e non solo fisica.

Antioco Pruna – L’Italia è un paese bellissimo. Peccato solo che sia un posto prevalentemente riservato ai raccomandati politici che oggi, come non mai, stanno lottizzando e occupando la stragrande maggioranza dei posti disponibili. Per non parlare poi dell’ imprenditoria privata ormai appannaggio del familismo più becero. Ai poveri mortali solo le briciole con possibilità di lavoro sottopagato con contorno di mille ricatti.

Roberto Reffo – L’Italia è bella per i turisti, per chi collabora con il potere politico, per chi occupa poltrone importanti, per chi fa il consulente a regime pieno per appalti pubblici; per gli altri è una vita povera. Una vita fatta di rinunce. Rinunci alle vacanze, a vestirti bene, ad andare al ristorante, a comperarti un buon appartamento e guardi i figli – solitamente ricchi – di chi può accedere aí bonus casa, bonus 110 etc. e alla fine lo accetti. Una vita ingiusta che da amarezza.

Cesare Parisi – La propaganda non serve a nulla perché i cittadini poi riscontrano la realtà.

Andrea Di Giacomi – Mio figlio ha lavorato diversi anni con una cooperativa sociale che assisteva ragazzi autistici, lavoro decisamente complesso e non riconosciuto con uno stipendio mensile sempre sotto a € 900 e le ore lavorate non erano mai poche. Nonostante il lavoro è riuscito comunque, a 31 anni, a conseguire la laurea triennale in lettere (sta portando avanti gli studi per la magistrale) e grazie a questa laurea adesso insegna italiano in un paese dell’est, dove riesce a guadagnare più di mille euro al mese con la differenza che, nonostante paghi l’affitto, riesce anche a risparmiare qualcosa ogni mese. Alla mia domanda: quando ritorni in Italia, la sua risposta è: ma cosa vengo a fare? Come posso dargli torto. Sentire le parole della ministra mi lasciano sconsolato. Buon lavoro e buona fortuna ai nostri figli.

Sergio Roberto Kolossa – Sono di Roma e ho due figli che hanno studiato in Olanda ricevendo un sussidio di 1600 euro al mese dal governo olandese per studiare nelle loro università. Sussidio che viene dato se si è studente lavoratore o se si ha un parente che lavora e paga le tasse nei Paesi Bassi. E cosi che ho iniziato a lavorare in Olanda. Da Roma mi sono inscritto in una agenzia per il lavoro olandese e dopo 20 minuti mi hanno chiamato e già dato un lavoro che potrebbe fare un bambino (mettere vestiti dentro una scatola su un nastro trasportatore) 40 ore settimanali 2500 euro lordi al mese 2300 netti. Dopo sei mesi contratto a tempo indeterminato. A mia figlia 3 mesi prima di prendere la prima laurea in psicologia le era già stato offerto un lavoro di 3000 euro al mese. Ma mia figlia voleva tornare in Italia. Lì però le vengono offerti solo lavori non pagati. Allora torna nei Paesi Bassi e ora ha vinto un dottorato molto prestigioso. L’Italia è un Paese totalmente disastrato in decadenza e senza futuro.

Francesco Marchetti – Sono Francesco, 30 anni, sono un ingegnere, impiegato con contratto a tempo indeterminato presso un’azienda di gestione di servizi elettrici. Ho un salario nella media e un lavoro che mi consente di conciliare vita privata con vita lavorativa. Mi ritengo piuttosto fortunato rispetto al panorama lavorativo italiano. Ed è proprio questo il punto, in un paese come l’Italia, non dovrei sentirmi così “fortunato” ad avere un lavoro normale, nel quale almeno i diritti minimi sul lavoro siano garantiti: dovrebbe essere la normalità. Eppure, conoscendo altre realtà italiane mi sento “fortunato”. Nonostante ciò, sono insoddisfatto perché (ed è un sentimento molto comune tra i giovani) il mio stipendio, a parità di mansioni e inquadramento contrattuale, è la metà di quello che offrono in altri paesi europei quali, ad esempio, l’Olanda. Ma la questione salariale non è tutto, il maggior grado di insoddisfazione (proprio quello che porta i miei coetanei ad abbandonare l’Italia) è riconducibile, a mio modo di vedere, alla carenza di chiarezza, trasparenza e meritocrazia nello sviluppo professionale (c’è tanto, troppo, amichettismo tra i manager in Italia – oltre ad avere un’età media tra le più alte in UE – e una mancanza di visione a medio e lungo termine). La soluzione a un problema complesso potrebbe essere semplice: basterebbe applicare, attualizzandolo, il pensiero di alcuni vecchi imprenditori italiani cosiddetti illuminati?

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