Perdita, accettazione e rinascita. E la consapevolezza che “il dolore e la sofferenza devono essere attraversati, non negati“. A parlare è Aurora Ruffino, la Cris di Braccialetti Rossi, che in occasione dell’uscita del suo primo romanzo “Volevo vivere a colori“, si è raccontata in un’intervista a Leggo.it a margine del Festival del Cinema Italiano, sulle rive del Lago Trasimeno dal 28 al 31 luglio. Il suo libro parla di Vanessa, una giovane donna segnata dalla scomparsa della madre e protagonista di un viaggio interiore in cui affronta la sofferenza e prova a capire se stessa e il mondo. Una vicenda che non è autobiografica, ma che l’attrice ha conosciuto da vicino. A soli cinque anni, infatti, ha perso la mamma.
Il titolo del libro, ha spiegato Ruffino, nasce da un gioco d’infanzia. Da bambina si dava dieci secondi per colorare cielo e prato prima che il disegno “scadesse”. Se ci riusciva in tempo, credeva di salvare quel colore dalla morte. “Era il mio modo creativo di fare i conti con un dolore troppo grande. Mi illudevo di poter salvare la situazione, perché da piccoli si crede di poter fare qualsiasi cosa“. Oggi, non vorrebbe preservare nessuna tinta in particolare. “Crescendo ho capito che i colori devono essere inclusi tutti. Forse proprio il nero è quello che racchiude ogni sfumatura“. La sfida è “abbracciare tutto ciò che esiste, anche le parti più dolorose e più oscure“.
Per lei, quando ancora era una bambina, dolorosa è stata la morte della madre. E qui arriva il parallelismo con la protagonista del suo libro, Vanessa. I sentimenti, i cambiamenti e l’interiorità, crede Ruffino, vanno affrontati come un percorso a tappe: prima il dolore, “bisogna soffrire e permettersi di vivere pienamente quello che si prova”. Poi l’accettazione: “Quando una perdita non viene accettata, la fase del dolore rischia di continuare per sempre”. Se, però, quella sofferenza la si accoglie,”può diventare una nuova fonte d’amore, creatività e vita. Si vive anche per le persone che non ci sono più”, ha ricordato l’attrice.