Mattarella: “Tensioni elettorali intempestive, pensare ai problemi dei cittadini. Sulla sicurezza non legiferare inseguendo la cronaca”
Non incendiare il clima del dibattito politico, inseguendo la cronaca, perché le elezioni sono lontane. Piuttosto, a iniziare dalla sicurezza, l’azione legislativa dovrebbe essere orientata a risolvere i problemi dei cittadini. Alla vigilia di un autunno che segnerà il pieno ingresso nella campagna elettorale per le Politiche del 2027, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella invita ad abbassare i toni parlando di una “aggressività verbale” definita “inopportuna” e “immotivata”. L’occasione per l’ultimo monito del capo dello Stato è la cerimonia del Ventaglio al Quirinale: un invito, pacato ma incisivo, ad abbassare i toni e a muoversi sui temi più caldi, senza stabilire le priorità in base a cosa accade, compresa la riforma del servizio pubblico e il funzionamento della Vigilanza Rai.
Ma prima di ogni cosa, Mattarella si dice sostanzialmente preoccupato dai toni che hanno segnato la partenza della campagna elettorale. “Mi auguro costantemente”, ha sottolineato, che la vita politica interna “si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente”. Le tensioni elettorali – ha rimarcato – sono “piuttosto intempestive” e, ecco l’auspicio, “non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”. Invece, il “punto di attenzione principale per tutte le parti politiche” dovrebbe essere il “crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto”.
Il presidente della Repubblica non ha giudicato i temi politici né è entrato nel merito delle leggi all’esame del Parlamento, ricordando che il suo compito è “quello di indicare esigenze e di esortare alla riflessione” che “vada anche al di là del momento contingente”. Un limite “doveroso”, ha detto, che non rappresenta una “costrizione” ma “raffigura una modalità” per assicurare al ruolo istituzionale “imparzialità” ed “estraneità” alla “legittima dialettica politica”. Tuttavia, le “riflessioni” non sono mancate, anche incisive. A iniziare da un richiamo sul continuo inseguimento della cronaca, in particolare sul tema della sicurezza. I recenti casi legati alla condanna di Mario Roggero, i disordini in Val Susa nuovamente condannati dal capo dello Stato, il caso Fakir a Bologna sono tutti freschissimi. Ma, ha ricordato, “in una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge”, se invece “si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.
Quindi ha citato Papa Leone XIV sui migranti condividendone la “insuperabile necessità di accantonare la logica dell’emergenza – del tutto improduttiva, come risulta ormai senza ombra di dubbio – e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno”. Contestualmente, ha detto ancora Mattarella, “mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta ma per necessità”. Energico anche l’invito a sbloccare la situazione della Vigilanza Rai, impantanata da mesi: “Il ruolo essenziale dell’informazione nei sistemi democratici, in particolare dei servizi pubblici, non può incontrare ambiguità. È auspicabile che, nell’attesa, si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare”. E, sempre sulla libertà dei media, ha ricordato il “ritardo” nel pieno recepimento del regolamento European Media Freedom Act in vigore dall’8 agosto dello scorso anno definendolo “difficilmente comprensibile”. Mattarella ha anche rimarcato in più passaggio la difficile situazione internazionale e la necessità di affrontare le instabilità in chiave europea, anche sotto il profilo della sicurezza: la realizzazione di “un’efficace difesa comune europea”, ha detto, “non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace”.