Viaggi in bici e "filosofia per passeggeri" - 4/5
“Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne” di Beppe Sebaste (Laterza)
Vi proponiamo un vecchio libro di un autore già scomparso ma che resta uno di quei testi da scoprire perché parla di un oggetto semplice che sa accogliere le storie di tutti: bambini, giovani, vecchi, migranti. Stiamo parlando delle panchine. Scrive l’autore: “La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. E’ l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio. E’ il margine sopraelevato della realtà, il posto ideale per osservare quello che accade, la gente che si muove, che vive, l’autobus che passa, i piccioni, le nuvole sopra la testa”.
“Giappone. Viaggio in bici dove nasce il sole” di Francesco Frank Lotta, Paolo Penni Martelli, Willy Mulonia (Terre di mezzo editore)
Sono usciti parecchi libri sul Giappone ma questo ha il pregio di avere individuato la bicicletta come mezzo per conoscere il Paese dove nasce il sole. Uno speaker radiofonico, un fotografo e un eterno viaggiatore, compiono un tragitto che va Tokyo a Izunokuni a Ihama e a Shimoda e poi con un altro giro Shirakawa, Neo, Hikone e Kyoto. Il libro è corredato da un reportage fotografico e mappe molto utili. Ottocento chilometri in bici tra villaggi dimenticati dal tempo, antiche fonti termali, metropoli sconfinate. Per nulla scontato, nemmeno il fatto che la scrittura sia scorrevole e piacevole.
“Filosofia per passeggeri. Avventure per menti erranti” di Michael Marder (Touring Club Italiano)
Anche in questo caso è un filosofo ad aver scritto questo libro ma il suo campo di ricerca spazia tra filosofia ambientale e pensiero ecologico. Al centro del saggio è il passeggero, una figura sulla quale non sempre si pone l’attenzione. Di solito si parla di dove si va, da dove si parte ma poco di cosa precede una partenza e di cosa accade nell’atto del muoversi verso. In queste pagine si parte dall’acquisto del biglietto per arrivare all’architettura dei trasporti alle percezioni dei passeggeri che devono fare i conti con i loro cinque sensi su un treno o su un’imbarcazione. Un punto di vista decisamente curioso.