La paura di perdere i privilegi e il gap generazionale: "Facciamo i giovani come Vasco" - 3/3
Un disincanto che si allarga a macchia d’olio sull’intera società italiana, storicamente riluttante alle prese di posizione nette e incancrenita nella comfort zone dello status quo. “Dovremmo prendere atto che siamo il Paese del ‘in linea di massima’”, sentenzia Bertolino, ammettendo con onestà di rivolgere questa insofferenza innanzitutto verso se stesso. Tra prudenza e pigrizia, la diagnosi è impietosa: “Si teme di perdere i privilegi acquisiti. E poi non siamo come i francesi che quando gli toccano le pensioni bloccano l’aeroporto di Orly”.
Sul palco, tuttavia, le polemiche faranno un passo indietro per lasciare spazio alla musica suonata dal vivo, con un doveroso omaggio a pesi massimi come Jannacci, Fo e Giorgio Gaber. “Gaber faceva il teatro-canzone. Io, più umilmente, lavoro sul teatro-cazzone”, ironizza tracciando la linea del suo stile. Un approccio scanzonato che nasconde, dietro la risata, l’amara consapevolezza di un gap generazionale che il nostro Paese fatica ancora a elaborare. Di fronte ai ragazzi di oggi, Bertolino individua un atteggiamento paternalistico e grottesco di cui tutti ci rendiamo complici: “Invece di limitarci a offrire loro un supporto, cerchiamo di avvicinarci facendo i giovani. Come Vasco col chiodo a settant’anni. Sembriamo un po’ strani, anche se magari facciamo pure simpatia”.