344 roghi in un giorno: in Sicilia si celebra l’emergenza invece di prevenirla
di Gaetano Failla
Mentre leggete queste righe, la Sicilia piange l’ennesima vittima di una tragedia ampiamente prevedibile. Un vigile del fuoco di 59 anni ha perso la vita a Caltanissetta, investito dalle fiamme durante le operazioni di spegnimento, e un suo collega è finito in ospedale. Di fronte a questo immenso sacrificio umano, fa rabbia vedere il video del Presidente della Regione, Renato Schifani, che fa passerella nella sala operativa di Palermo lodando l’efficienza dei soccorsi e una macchina che gestisce l’improponibile cifra di 344 roghi in un solo giorno.
Vedere la stanza dei bottoni scimmiottare una control room della Nasa per le missioni su Marte, mentre il governatore si dondola sulla sedia del potere a favore di telecamera, è l’ennesimo insulto all’intelligenza dei cittadini. La politica celebra lo sforzo titanico di 5.000 forestali e centinaia di vigili del fuoco dopo che il disastro è compiuto. Ma questa non è gestione, è la glorificazione del fallimento della prevenzione. Un copione che, come denunciano i sindacati del comparto (basta leggere i rapporti UILA), si ripete identico dal 2017: ritardi nella programmazione, mezzi obsoleti, territori devastati (oltre 4.700 ettari andati in fumo solo a inizio estate) e la solita richiesta di “Stato di emergenza” utile a sbloccare valanghe di soldi pubblici per comprare altre autobotti dell’ultimo minuto. Un business dell’emergenza perpetuo che non tutela nessuno, se non le tasche di chi specula.
La cosa più drammatica è che le soluzioni scientifiche esistono, sono italiane e costano pochissimo. Nel giugno 2022, esasperato da questo scempio, ho scritto a ministeri e presidenze regionali. Avevo scoperto FIRE-SAT, un software predittivo brevettato dal CNR-IMAA della Basilicata (diretto dalla Dott.ssa Rosa Lasaponara). Questo sistema non aspetta che l’incendio divampi per mandare i Canadair; incrocia i dati satellitari europei di Copernicus con sensori termici per calcolare quotidianamente l’indice di secchezza e il rischio effettivo, permettendo di dislocare i mezzi prima del rogo. In Basilicata ha funzionato, dimezzando le aree bruciate. Conservo ancora la mail in cui il CNR mi rispondeva: “Sì, certo, Fire Sat potrebbe essere testato in Sicilia”. Mi spiegarono che era in test in Cina e Argentina. La nostra scienza vola all’estero, ma in Sicilia non può entrare.
Implementare questo sistema costerebbe meno di 150.000 euro di gestione software, attivabile con un accordo diretto tra enti pubblici (ex art.15 legge 241/90). Invece la Regione ha preferito spendere 26 milioni di fondi europei per il progetto “Sicily Cyber Security”, una pesante infrastruttura di 8.000 sensori fisici e torrette di terra che oggi, in piena allerta rossa, si scontra con la lentezza dei collaudi. Spendiamo milioni per comprare l’hardware ma rifiutiamo di acquisire il cervello (il know-how del CNR) per farlo funzionare.
Siamo capaci di tracciare meteoriti nello spazio ma fingiamo di non poter vedere un piromane che accende un rogo criminale. L’Unione Europea deve intervenire smettendo di lasciare che le singole nazioni mediterranee si inventino l’acqua calda: si crei una Base Antincendio Europea a Trapani, un hub permanente di Canadair al centro del Mediterraneo coordinato dagli occhi satellitari predittivi, capace di intervenire in pochi minuti in tutto il Sud Europa e creare posti di lavoro onesti.
Chi siede sulle poltrone del governo siciliano e ignora la scienza non è inefficiente: è complice moralmente di un disastro ambientale ed umano. Onoriamo la memoria di chi muore sul campo esigendo la tecnologia nelle sale operative. Cacciamo i mercanti dell’emergenza dalle istituzioni.