Il teatro analogico come ultima forma di resistenza
In un panorama culturale che Rossi definisce senza mezzi termini un “medioevo culturale” — diviso tra una “tribù colta che se la canta e si premia da sola” e una cultura popolare sempre più ambigua — la sua scelta di campo rimane la strada, lo spazio in cui praticare la “cultura orale“. In questo contesto, il palcoscenico rappresenta l’ultimo rifugio possibile contro il narcisismo dilagante e la frammentazione sociale:
“Sono l’ultimo dei Mohicani, l’ultimo analogico. E credo che nella società in cui viviamo l’ultima spiaggia analogica sia rimasta il teatro. Oggi viviamo nella società del palcoscenico: tutti recitano, a volte, anche meglio degli attori professionisti. La solitudine è un business. Pare che si voglia costringere la gente a uscire di casa il meno possibile. E qui c’è la forza del teatro: il teatro è pericoloso. Non tanto per quello che dice, ma perché attira le persone a uscire dalle proprie solitudini e a condividere per un paio d’ore una sorta di rito laico, è una forma di resistenza”.