“Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti”. Chissà cosa penserebbe Umberto Eco oggi dell’autodafé sui social per verificare verità e bugie raccontate dai media. Nel mare magnum del sistema dell’informazione ufficiale. ogni giorno sempre più inclinata verso il collasso della propria centenaria autorevolezza, arriva la 17esima edizione di “Ponza d’Autore” ideata da Valentina Fontana.
Una due giorni di dibattiti sull’isola laziale, possibilmente senza l’esasperazione dei talk tv, che vedrà ospiti ministri – tra cui quello del Lavoro, Claudio Durigon, e quello degli Esteri, Antonio Tajani -, magistrati (Luca Palamara, Nicola Gratteri) e giornalisti come Gianluigi Nuzzi, Massimo Giannini e il direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez. Otto slot tra la sera di venerdì 17 luglio e quella di sabato 18 dove si accenderà il confronto sulla credibilità dei dati economici; il rapporto tra magistratura, media e opinione pubblica; la satira come racconto della realtà (l’ospite inusuale è nientemeno che Osho); la propaganda di guerra e le sue (contro) narrazioni. Il titolo dell’edizione di questo è sincero e sibillino: “(dis)informazione”, con la minuscola alla Enrico Ghezzi. “La disinformazione è uno dei grandi temi del nostro tempo, ma il rischio è affrontarla in modo semplicistico, dividendo il mondo tra vero e falso. La realtà è molto più complessa. Oggi il problema non è soltanto distinguere una fake news da un’informazione corretta, ma capire come la manipolazione dell’informazione sia diventata uno strumento di potere. Incide sulla fiducia nelle istituzioni, orienta il dibattito pubblico, influenza i mercati, condiziona le campagne elettorali e accompagna ogni grande crisi internazionale”, spiega la Fontana a FQMagazine.
Un esempio pratico che, oltretutto, apre la due giorni di Ponza? I numeri del dibattito economico tirati qua e la per la manica per dire tutto e il contrario di tutto: “Occupazione, PIL, inflazione, pressione fiscale: i dati sembrano raccontare una realtà oggettiva ma il loro significato cambia in base al contesto in cui vengono inseriti e al modo con cui vengono presentati – continua Fontana – con Durigon vogliamo partire proprio da questo: la domanda non è se i numeri siano veri, ma come vengano utilizzati per costruire una narrazione”.
Altro capitolo sensibile di Ponza d’Autore 2026 sarà il focus sull’informazione digitale: “L’autoproduzione dell’informazione è una straordinaria opportunità e sarebbe sbagliato leggerla solo come un rischio. Ha ampliato il pluralismo e moltiplicato le voci. La vera sfida però non è produrre più contenuti ma governare il digitale. Perché oggi governarlo significa esercitare potere sui dati, sugli algoritmi, sulle piattaforme, sulle capacità di orientare l’attenzione e costruire consenso”. E tra tanta congestione, frenesia e cronaca nerissima in primo piano ad ogni ora del giorno, una “u-turn” curiosa, l’ultimo incontro di Ponza 2026: “Un’ottima famiglia? Cronaca, pregiudizi e verità che non fanno notizia” dove Nuzzi dialogherà con la psicoterapeuta Stefania Andreoli, autrice dell’omonimo libro, proprio sul crinale, e il cortocircuito, che fa ammattire le redazione e la raccolta pubblicitaria: quando le good news non portano click, introiti e popolarità editoriale. Per info: www.dautore.org