L'occhio cucito e l'appello finale - 4/4
La gravità dell’infezione ha provocato la perforazione della cornea. Per consentire ai tessuti di tentare una parziale rigenerazione e proteggere l’occhio da ulteriori agenti esterni, i chirurghi sono stati costretti a eseguire una tarsorrafia, ovvero a cucire insieme le palpebre dell’occhio destro. Emma è ora costretta a sottoporsi a controlli settimanali in ospedale e ad autosomministrarsi sei diverse dosi di collirio ogni due ore, dopo aver trascorso quasi un mese in totale isolamento: “Questa situazione mi ha costretto a sedermi al buio e a non avere alcuna indipendenza per tre settimane e mezzo. È davvero straziante pensare che potrei non vedere mai più da quell’occhio”.
La donna dovrà attendere alcuni anni prima di potersi sottoporre a un trapianto di cornea, l’unica reale speranza di recuperare parzialmente la funzionalità visiva. Nonostante la gravità della situazione e la perdita del lavoro, Marsden tenta di mantenere un atteggiamento resiliente: “Non hai altra scelta che andare avanti, non puoi restartene lì a piangerti addosso. È una brutta situazione, ma sono ancora qui. Posso camminare, posso vedere con un occhio e posso ancora sentire. Le cose miglioreranno con il tempo.” La sua storia è stata resa pubblica con l’obiettivo di sensibilizzare chiunque utilizzi lenti a contatto sui rischi concreti legati all’igiene quotidiana e al contatto con l’acqua non sterile: “Non pensi all’effetto domino che può crearsi semplicemente non togliendo le lenti a contatto sotto la doccia, per nuotare o, nel mio caso, per lavarti il viso.”