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La lettera di un prof su Gaza finisce distorta sui giornali: una volgare incomprensione del testo

Un collega colto e consapevole lascia ai propri ex studenti un messaggio: chiunque sarete, restate umani. Di questa testimonianza, il giornale Il Tempo ha fornito una lettura indignata
La lettera di un prof su Gaza finisce distorta sui giornali: una volgare incomprensione del testo
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Care e cari, ho visto i quadri degli esami. Molto bene, direi. Brave e bravi. Vi saluto con un ultimo messaggio. Avete vissuto questi tre anni di liceo mentre si compiva lo sterminio a Gaza. Quello che è successo in questi tre anni nei confronti della popolazione civile innocente, dei bambini, degli anziani, delle donne, dei medici, dei giornalisti e anche dei giovani uomini (tutti terroristi di Hamas i giovani gazawi?) non dimenticatelo. Non dimenticate i responsabili: le donne e gli uomini di potere dei paesi cosiddetti civili e democratici, non solo chi ha premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni, ma anche chi ha prodotto e venduto armi, chi ha avuto responsabilità politiche, chi ha lucrato dividendi e fatto profitti, e chi è rimasto ignavo a guardare senza fare niente.

Alcuni di voi occuperanno posizioni di potere, diventeranno dirigenti di importanti aziende, maneggeranno capitali, conosceranno altre persone di potere, amministratori di grandi imprese e funzionari dello Stato e dell’Unione Europea. Sarebbe interessante chiedere a ognuno di loro: hai mai sentito parlare di Hind Rajab? Tu dov’eri quando uccidevano Hind Rajab? Cosa facevi? Cosa hai fatto dopo? Quando vi capiterà di vedere la faccia rapace di uno dei potenti di oggi, guardatelo negli occhi ricordando la “Primavera hitleriana” di Montale: il muso dei capretti uccisi e la sagra dei miti carnefici. E soprattutto: più nessuno è incolpevole.

Qualche volta, rileggete le ultime parole di Virgilio a Dante nel XXVII del Purgatorio. Se vi va, ci vediamo al cinema e ci scambiamo libri. Se qualcuno è bravo a tennis, possiamo giocare. Ma bravo, sennò mi annoio. Un abbraccio.

***

Questo il messaggio di un collega romano rivolto ai propri studenti, a esiti degli esami di Stato pubblicati; dunque, il messaggio di un cittadino a cittadini e cittadine un tempo a lui legati da un rapporto, ora risolto. Una lettera d’amore. Una lettera di passione civile, partecipazione, impegno. La lettera di un uomo colto e consapevole, che lascia ai propri ex studenti il messaggio più compatibile in assoluto con la cultura che ha loro trasmesso nel corso di tre anni: chiunque sarete, restate umani. Il lascito più opportuno per orientarsi in tempi bui quali quelli che stiamo attraversando.

Di questa rara e preziosa testimonianza – da vero magis-ter etimologicamente parlando, caratterizzato da una rara sensibilità – il giornale Il Tempo ha fornito una lettura sguaiata, volgare, capziosa, distorta, caratterizzata da un italiano incerto e da riferimenti culturali imprecisi e confusi, per usare un eufemismo.

Tralasciando la prima criticità, rilevo l’espediente trito dello studente anonimo, indignato per la faziosità del docente: si sarà trattato di uno dei seguaci di Azione studentesca, quelli che hanno lanciato lo scorso inverno la campagna alla delazione del “prof di sinistra”? Difficile da stabilire e – a dire il vero – nemmeno così interessante. Molto più, invece, le argomentazioni del cronista.

Dopo qualche riga in cui il signor Edoardo Sirignano ci ragguaglia sulle sue convinzioni relative alla deontologia professionale del docente modello: “Gli insegnanti dovrebbero esortarci a non leggere la storia con i paraocchi, a maggior ragione quando escono i quadri e bisogna effettuare bilanci”, ecco che – come un raggio di sole nella desolazione della notte buia della pedagogia deviata di certi brutti ceffi manipolatori – arriva in redazione “la mail che non ti aspetti. Un professore di latino e greco di un liceo classico romano, racconta uno studente anonimo, non solo avrebbe espresso una visione più che parziale sul conflitto che si sta svolgendo in Medio Oriente, ma addirittura avrebbe paragonato le nostre istituzioni ai ‘miti carnefici’ di Montale, ovvero a coloro che, pur macchiandosi di atrocità inaudite, continuano a vivere nell’indifferenza”.

Come vedremo in seguito, tante le sorprese che colpiscono Sirignano. Infatti, immediatamente dopo, nella serrata argomentazione di travisamenti capziosi e manipolazioni ideologiche, il nostro afferma: “E poi arriva la metafora che non t’aspetti. Un’intera classe dirigente viene paragonata a chi, nel secondo conflitto mondiale, aveva ucciso un popolo solo perché professava una religione diversa o non semplicemente perché non era ‘ariano'” (con ardita involuzione morfologica).

Sarebbe bello poter occupare qui lo spazio parlando della ‘Primavera hitleriana’ di Eugenio Montale o del canto XXVII del Purgatorio. Riferimento che Sirignano non stigmatizza, probabilmente perché non si è nemmeno preso la briga di andarlo a leggere (benché anche la pseudo interpretazione montaliana lasci molto a desiderare). Glielo ricordo, potrebbe tornargli utile: “Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;/ lo tuo piacere omai prendi per duce;/ fuor se’ de l’erte vie, fuor se’ de l’arte./ Vedi lo sol che ‘n fronte ti riluce;/ (…) /Non aspettar mio dir più né mio cenno;/ libero, dritto e sano è tuo arbitrio,/ e fallo fora non fare a suo senno:/ per ch’io te sovra te corono e mitrio”: la missione di Virgilio è conclusa, avendo guidato il discepolo con l’intelligenza (“ingegno”) e con l’arte della ragione fino alle soglie del Paradiso; il libero arbitrio consente a Dante di scegliere il bene senza bisogno di una guida esterna ed egli non ha più necessità di attendere indicazioni dal maestro Virgilio, che lo “incorona e mitria” sopra se stesso: è una metafora importante, con cui gli riconosce piena maturità morale e spirituale. Il messaggio di emancipazione dalla guida, la “maturità” acquisita: chi ha orecchie per intendere lo faccia.

Ma il fondo più sconcertante dell’articolo del Tempo è raggiunto nella personale rivisitazione dell’art. 11 della Carta – che quella testata, come altre, come molti di coloro che ci governano hanno tante volte dimenticato – ma che qui parrebbe al redattore adatto a rivendicare le proprie ragioni: “Peccato che non solo il prof coinvolto avrebbe omesso di dire che quanto sta accadendo a certe latitudini è la conseguenza, seppur discutibile, di quanto è accaduto il 7 ottobre (dove sono morti più di mille innocenti solo perché ebrei), ma soprattutto avrebbe dimenticato di specificare che chiunque ha un ruolo politico, in Italia, debba dar conto innanzitutto alla Costituzione. E questa recita che bisogna [fare] il possibile per promuovere la ‘pace’ e non ci si può occupare di conflitti che vanno oltre confine. Il prof a cui si fa riferimento non solo avrebbe ignorato tutto ciò, ma addirittura avrebbe esortato le nuove generazioni a ribellarsi”.

Tra le varie de-forme costituzionali, non risulta (né potrebbe essere) che l’art. 11 abbia subito una modifica tanto assurda: divieto di parlare delle guerre (guerre? In Palestina continua a compiersi un genocidio, come testimoniato dall’ultimo rapporto Onu) altrui.

Non pago della propria pugnace incomprensione del messaggio, della storia e della letteratura, Sirignano accusa il prof. di voler “avviare un corso diverso da quelli previsti nei programmi ministeriali” (cinema, libri, tennis); e conclude: “Considerando il buon operato del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, siamo certi che sia un caso isolato, altrimenti ‘indottrinamento’ e ‘faziosità’, come rimarcato dallo stesso giovane, sarebbero all’ordine del giorno e ciò sarebbe gravissimo”. Sviolinata finale a parte, gravissimo, invece, è che questo ennesimo attacco alla scuola colpisca non già – come abbiamo rimarcato tante volte – il principio costituzionale della libertà di insegnamento, ma addirittura l’art. 21 della Carta, la libertà di espressione.

“Odio gli indifferenti”, diceva qualcuno. A loro è dedicato questo intervento. A loro si chiederà conto quando il processo di delegittimazione della libera opinione – e, insieme ad essa, della cultura – sarà portato finalmente a termine.

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