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Annullato concorso per presidi nel Lazio: una delle esaminatrici non aveva i 10 anni di anzianità richiesti

La sentenza del Tar. Il Movimento ordinaristi 23: "La pronuncia potrebbe estendersi anche ad altri casi"
Annullato concorso per presidi nel Lazio: una delle esaminatrici non aveva i 10 anni di anzianità richiesti
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La commissione è illegittima e il concorso per diventare preside dev’essere rifatto. Accade nel Lazio dove una delle candidate ha presentato ricorso al Tar che con la sentenza 13268/2026 del 20 luglio ha annullato gli atti della procedura relativi a una candidata risultata non idonea, per vizio nella composizione della Commissione esaminatrice. Il punto-chiave, infatti, è che la presidente al momento della nomina non possedeva i dieci anni di anzianità richiesti. Le motivazioni della sentenza si concentrano sostanzialmente su questo: la presidente della commissione era stata infatti immessa nel ruolo dirigenziale il primo settembre 2014 e il primo decreto di nomina della commissione era stato adottato quando non aveva ancora maturato i dieci anni di anzianità richiesti dalla normativa. “Una sentenza che riguarda una sola persona – spiega a IlFattoQuotidiano.it il Movimento ordinaristi dirigenti scolastici 2023 – ma che potrebbe estendersi ad altri casi che potrebbero presentare ricorso. I giudici hanno respinto la tesi difensiva dell’Amministrazione, secondo cui il requisito sarebbe stato acquisito successivamente attraverso un decreto di modifica della Commissione”. Dall’analisi degli atti emerge infatti che tale provvedimento si limitava a sostituire uno dei componenti, lasciando immutata la posizione della presidente. Il vizio originario, pertanto, non è mai stato sanato.

“La sentenza – continua il movimento – assume un valore che va oltre il caso individuale. Essa ribadisce un principio fondamentale del diritto amministrativo: la legittimità di un concorso pubblico passa anzitutto dalla regolare costituzione della Commissione esaminatrice. Se l’organo che valuta i candidati non è formato nel rispetto delle disposizioni normative, viene meno una delle principali garanzie di imparzialità dell’intera procedura”. Un errore che per i togati è stato definito grave: “Tale vizio non può essere qualificato in termini meramente formali, poiché incide sulla legittimità genetica dell’organo che ha presieduto alle operazioni concorsuali, riflettendosi sull’affidabilità complessiva delle attività valutative svolte” si legge nella sentenza. Una decisione a cui i giudici della Sezione Quarta Ter sono arrivati esaminando tutti i documenti predisposti dal legale della ricorrente tra cui griglie di valutazione e verbali di correzione. E’ possibile che contro la sentenza venga presentato ricorso. E il rischio è il caos: molti partecipanti al concorso sono già al lavoro da un anno.

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