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“Raccontare la morte di mio fratello Franco può aiutare altri che vivono la mia stessa esperienza. Da queste cose si può uscire. La mia Versilia? Dovrebbero mettere i nomi delle strade anche in russo”: così Panariello

L'attore presenta il suo spettacolo E se domani, spiega perché l'Intelligenza Artificiale "non ha il gusto" della comicità, torna sul difficile Festival di Sanremo del 2006 e racconta come è nato il libro dedicato alla sua storia

di Redazione FqMagazine

"Il mio Sanremo? Ho un ricordo molto difficile" - 2/3

Diffcile dare torto al comico e attore toscano che con Vanity Fair si sofferma anche sulla Versilia, dove farà una tappa a Pietrasanta il 26 agosto, ormai ‘in mano ai russi’: “Se vai a Forte dei Marmi dovrebbero cominciare a mettere le strade bilingue, proprio come fanno a Bolzano, quindi mettere le strade in russo e anche i negozi. Io per esempio se vai a Prato ci sono i negozi dei cinesi dove c’è scritto in italiano e in cinese. Stessa cosa dovrebbero fare a Forte dei Marmi, perché ormai c’è stato ‘un abbordaggio'”.

E Panariello sceglie di tornare anche indietro, a quel passato che ha tenuto fuori dal suo spettacolo, per esempio alla conduzione di Sanremo ormai 20 anni fa: “Guardi, ho un ricordo di un momento molto difficile. Era un Sanremo che avevo accettato di fare perché in Rai erano tutti disperati dopo Bonolis, con ascolti fantastici. Nessuno voleva farlo, anche per i paragoni. Mi hanno convinto a farlo, anche considerando la cifra che mi hanno proposto, che era buona all’epoca”. Un Festival, ricorda Panariello, nel quale ci furono “problemi tra case discografiche, radio e televisione” e nel quale non fu possibile “fare un cast come possono fare oggi i conduttori”. E a proposito di tv, per l’attore si sono aperte oggi le porte di Mediaset: “È un momento che credo sia molto prolifico per me. Ho molte idee, sono molto carico e ho voglia di fare cose. Sono quasi dodici anni che non faccio un mio programma televisivo (…). Vorrei anche dare spazio a giovani comici e cantanti, creare una sorta di laboratorio. Oggi la televisione è cambiata: non ha più la pazienza di far crescere qualcuno, vuole persone che portino già ascolti. Prima era diverso”.

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