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“Raccontare la morte di mio fratello Franco può aiutare altri che vivono la mia stessa esperienza. Da queste cose si può uscire. La mia Versilia? Dovrebbero mettere i nomi delle strade anche in russo”: così Panariello

L'attore presenta il suo spettacolo E se domani, spiega perché l'Intelligenza Artificiale "non ha il gusto" della comicità, torna sul difficile Festival di Sanremo del 2006 e racconta come è nato il libro dedicato alla sua storia

di Redazione FqMagazine
“Raccontare la morte di mio fratello Franco può aiutare altri che vivono la mia stessa esperienza. Da queste cose si può uscire. La mia Versilia? Dovrebbero mettere i nomi delle strade anche in russo”: così Panariello

“Di cosa vuoi parlare del presente? Non puoi portare la gente in un teatro e raccontarle cose che è costretta a subire tutti i giorni“: parole che Giorgio Panariello dice a Vanity Fair e che danno subito un’idea del perché il suo spettacolo teatrale di grande successo si chiami E se domani. “L’idea è stata quella di parlare del futuro – continua l’attore – di andare oltre questo presente e vedere quali idee e quali stimoli potesse offrirci per scrivere qualcosa. Devo dire che ne abbiamo trovati tanti ed è stato molto divertente immaginarli”.

Tra i tanti temi affrontati nello spettacolo l’uso dell’Intelligenza Artificiale che, secondo Panariello, mostra ancora limiti evidenti, almeno sul campo della comicità: “Per esempio ho scritto: ‘Fammi qualche battuta sui vigili urbani’. L’intelligenza artificiale, almeno per ora, scrive delle sciocchezze, perché non è ancora perfetta: pesca in modo casuale tra gli argomenti affrontati da vari comici. Così rischi di fare una battuta che magari è di Brignano e quello si arrabbia pure. Ma soprattutto manca il gusto. Non ci sono i tempi, non ci sono le parole giuste. La comicità è fatta anche di sguardi e di silenzi: basta una pausa fatta bene per essere molto divertente. Per questo non credo che sia pane per i nostri denti”.

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