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“La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: nessuna coppia si è fidanzata al suono dei Rolling Stones. Da me invece accadeva”: così Peppino Di Capri

Il ragazzo con quegli occhiali spessi (li portava anche Gino Paoli) ha un magnetismo signorile senza eguali. Autentica celebrità nell’area napoletana, il suo pop classicheggiante lo porta perfino al cinema a recitare nei musicarelli

di Davide Turrini
“La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: nessuna coppia si è fidanzata al suono dei Rolling Stones. Da me invece accadeva”: così Peppino Di Capri

Quindici festival di Sanremo (due vinti), più di 500 canzoni scritte e più di 140 album incisi, spalla dei Beatles nella loro tournée italiana del 1965 e poi tanti, infiniti concerti al pianoforte dei night club tra balli lenti, twist e scatenate celebrità. Peppino Di Capri è morto. Aveva 86 anni. L’immagine che rimarrà è quella di Peppino a mezzo busto, seduto al suo amato pianoforte mentre accenna Champagne o Saint Tropez twist. Del resto tasti bianchi e tasti neri li aveva già sotto i polpastrelli a quattro anni per strimpellare brani immaginari alle truppe alleate che stazionavano a Capri.

Famiglia di suonatori quella dei Faiella (Di Capri diventerà il cognome di battaglia del ragazzo caprese più avanti nel ‘57) e orecchio pronto a mescolare in uno stile inconfondibile le melodie napoletane più classiche con l influsso travolgente dei ritmi statunitensi dello swing e del rock anni cinquanta. La band quartetto con tanto di sax è l’impronta melodica che vibra giocosa nei locali di Ischia, facendosi notare dai discografici milanesi. Peppino Di Capri e i suoi Rockers è solo l’inizio nel 1958, con il canto a singhiozzo di Don’t play that song e pure spruzzate di cha cha cha e mambo, perché il ragazzo con quegli occhiali spessi (li portava anche Gino Paoli) ha un magnetismo signorile senza eguali. Di Capri è uno di quei cantanti che raggiunge letteralmente subito l’apice della propria carriera. Nun è peccato, una nuova versione di Luna Caprese, Nessuno al mondo, Peppino nei primissimi anni 60 e già in cima.

Autentica celebrità nell’area napoletana, il suo pop classicheggiante lo porta perfino al cinema a recitare nei musicarelli. A fine del 1961 inciderà Let’s twist Again altra ibridazione italo americana che vende a palate. Il 1962 è l’anno di Saint Tropez twist, autentico ciclone moderno che porta il twist in ogni sala da ballo del paese. Nel 1963 è il momento di Roberta, dedicato alla sua prima moglie la modella Roberta Stoppa. Dei Beatles si è accennato. Grande onore, ma anche grande indifferenza: “loro non mi hanno mai salutato una volta”, disse Di Capri. Sono gli anni dei tour nei locali, quei night club come il Number two di Capri o lo Sporting club di Montecarlo dove capitava il miliardario Onassis appoggiato al pianoforte per ascoltarlo o Carolina di Monaco che si lancia in un twist. “Negli Anni Sessanta ci si divertiva con meno. Oggi il pubblico è diventato più esigente. La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: non mi sembra di aver mai visto una coppia fidanzarsi al suono dei Rolling Stones”, spiegó in un’intervista a SegnaliSonori. “Invece ai miei spettacoli molte coppie vengono a dirmi: “Sa ci siamo fidanzati al suono di quella sua canzone”.

Una volta bastavano un piano, una mattonella e poche luci. Anzi, più basse erano, meglio era”. Forse anche per questo da metà dei sessanta Di Capri perde quota. Il beat e i cantautori, il rock sempre più ruvido e d’importazione, lo spingono leggermente da parte rispetto alle hit parade dei più venduti e ascoltati. Inizia la trafila dei Sanremo. Tante sconfitti, delusioni, porte in faccia. Fino al 1973 anno della prima vittoria con Un grande amore e niente più. Anno in cui lo stile soffuso e malinconico di Peppino riesplode in Champagne. Una hit dolorosissima, spesso fraintesa nel suo “uso” romantico da tante coppie o nei matrimoni perché Di Capri nel brano canta la fine di un amore anche se ne descrive lo sbocciare. Nel 1976 vince nuovamente Sanremo con Non lo faccio più e la carriera come gemmazione primigenia comincia a rarefarsi per poi immergersi nel revival degli ottanta novanta, nei programmi tv della nostalgia e nei concerti da piazza. Di Capri scrive un gran pezzo, personale, intimo e profondo come Il
sognatore che porta a Sanremo nel 1987. Lucio Dalla lo loda e lo rincuora, ma oramai per Peppino la carriera di crooner al pianoforte è conclusa. “Cameriere champagne”.

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