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“Cannabis. Il grande inganno” non è un testo moralista ma un viaggio dentro il “cantiere aperto” del cervello adolescente, un organo creativo e vulnerabile

Un libro svela i rischi reali della cannabis sul cervello adolescente: panico, ansia, memoria. Storie vere e neuroscienze

di Francesco Aliberti
“Cannabis. Il grande inganno” non è un testo moralista ma un viaggio dentro il “cantiere aperto” del cervello adolescente, un organo creativo e vulnerabile

Parlare di cannabis oggi significa toccare uno dei nervi scoperti della nostra società: una sostanza presentata come “leggera”, quasi innocua, mentre i dati clinici raccontano tutt’altro. In questo spazio di ambiguità si inserisce “Cannabis. Il grande inganno” di Rosario Sorrentino e Francesca Weihs, pubblicato da Aliberti, che mette a confronto slogan politici, miti giovanili e verità delle neuroscienze, restituendo volti e storie concrete di ragazzi finiti nel tunnel del panico, della depressione, della perdita di motivazione.

Non è un testo moralista, ma un viaggio dentro il “cantiere aperto” del cervello adolescente: un organo straordinariamente creativo, ma anche vulnerabile, che la cannabis può alterare proprio mentre si sta formando. Per le famiglie significa capire cosa succede davvero nella testa dei figli quando “fumano solo per stare più tranquilli”. Per i giovani, significa scoprire che dietro lo spinello non c’è solo lo sballo del momento, ma un possibile prezzo a lungo termine pagato in ansia, memoria, rendimento scolastico e libertà interiore. Leggerlo insieme – genitori e ragazzi – può diventare il primo passo per parlare di droghe senza ipocrisie né allarmismi, ma partendo da un’unica parola d’ordine: verità.

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