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“Garlasco? Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà in un nulla di fatto. Il mio punto di forza? Me ne frego di quello che la gente pensa di me”: parla Roberta Bruzzone

La criminologa e conduttrice di Dentro la Truffa, in un'intervista al Corriere della Sera, torna sulla riapertura del caso Garlasco, racconta l'episodio dell'infanzia che ha acceso la sua passione per la criminologia e si descrive come una donna "difficile da scalfire"

di Redazione FqMagazine
“Garlasco? Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà in un nulla di fatto. Il mio punto di forza? Me ne frego di quello che la gente pensa di me”: parla Roberta Bruzzone

Roberta Bruzzone parla poco di sé e proprio per questo la sua intervista al Corriere della Sera diventa un’occasione per conoscere meglio la criminologa e conduttrice televisiva, pronta a debuttare su Rai2 con Dentro la Truffa. La conversazione parte dall’infanzia, quando la sua curiosità era già spiccata e i genitori, per contenerne la vivacità, le dicevano che l’avrebbero mandata in “quella casa abbandonata, abitata da gente cattivissima“. Una casa che esisteva davvero e che lei, anziché temere, finì per osservare con attenzione: “Me la proibivano e io non facevo che guardarla e riguardarla, la maestra spiegava e io ne studiavo ogni dettaglio. Per quanto mi impegnassi, non riuscivo a scorgere movimenti all’interno. In me scattò un clic”.

Quel clic la portò, alla fine, a entrare davvero in quella casa insieme a due piccoli complici, due compagni di classe: “Mi punirono, ovviamente, ma ebbi la soddisfazione di venire a capo della verità. Là dentro c’era solo polvere, nessun torturatore di bambini discoli”. Un episodio che la criminologa definisce “formativo”, tanto da aver contribuito a indirizzare il suo percorso di studi. Dopo l’iscrizione a Psicologia all’Università di Torino, racconta di aver sostenuto anche “esami supplementari di medicina legale e criminalistica”. Il motivo? “Avevo in mente di unire questi due mondi, che erano separati“, spiega, precisando che il suo obiettivo era costruire una figura simile a quella del “profiler”.

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