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Zucchero: “L’Eurovision fa cag**e, ma ci deve andare uno coi cog***ni. Nobel per la pace al popolo di Lampedusa? Sì, basta che non lo diano a Trump. Non oserei mai contraddire De Gregori in pubblico”

Poche ore prima del live a Bologna, abbiamo incontrato Zucchero sia per ripercorrere i momenti più importanti della sua carriera, sia per scoprire cosa ci sarà nel suo futuro artistico

di Andrea Bressan
Zucchero: “L’Eurovision fa cag**e, ma ci deve andare uno coi cog***ni. Nobel per la pace al popolo di Lampedusa? Sì, basta che non lo diano a Trump. Non oserei mai contraddire De Gregori in pubblico”

Il nuovo regolamento di Sanremo 2027, il commento alle parole di De Gregori e il Nobel per la pace al popolo di Lampedusa (“È giusto, basta che non lo diano a Trump”). Zucchero è vivace, pimpante, a tratti teatrale. E, conclusi i suoi show internazionali, il “bluesman” è tornato in Italia. Dopo la data di sabato 4 luglio, al Bluenergy Stadium – Stadio Friuli di Udine, l’artista di Roncocesi ha portato, lunedì 6 luglio, allo stadio dall’Ara di Bologna, il suo “Baila (sexy thing) 25th – Under the Moonlight”. Tour che celebra i 25 anni di una delle sue hit più amate di sempre. Ma i festeggiamenti per le ricorrenze non finiscono qua.

Ferdinando Salzano, fondatore di Friends & Partners, ha rivelato che, l’artista di Roncocesi, tornerà a San Siro, il 10 giugno 2027. “Blue’s’ nel 2027, avrà 40 anni. È il disco della svolta nella carriera di Zucchero” e, per l’occasione, Sugar Fornaciari risuonerà anche nella sua seconda casa, l’Arena di Verona. Verranno annunciate dieci date nel 2027 che, indicativamente, copriranno le settimane a cavallo del compleanno di Zucchero, il 25 di settembre. L’Arena ospiterà, anche per il 2028, altre dieci date del cantante.

Poche ore prima del live romagnolo, abbiamo incontrato Zucchero sia per ripercorrere i momenti più importanti della sua carriera, sia per scoprire cosa ci sarà nel suo futuro artistico.

Cosa ti è rimasto nel cuore della tua vita internazionale?
Una è quando mi chiamò Miles Davis. Un’altra è quando feci il concerto in Sudafrica per Nelson Mandela allo stadio di Cape Town. Ma anche l’aurora boreale che ho visto per la prima volta con Robert Plant a Tromsø, in Norvegia, sempre per il concerto per Mandela.

Oggi molti giovani fanno già un concerto nello stadio: come la vedi?
Adesso è facile, non so perché. Forse la voglia di divertirsi, di uscire. Dopo il Covid c’è stato un incremento del live, ma è un fenomeno di livello mondiale. E poi i giovani sono dei grandi comunicatori: sono macchine da guerra. Attraverso i social fanno la differenza, perché come comunicazioni è più veloce, più vasta. Hanno i balletti, corrono avanti e indietro, sculettano. Cantano, poco, ma se la cavano e fanno gli stadi. Io non ci capisco un ca**o dei social.

Cosa ne pensi di quello che ha detto De Gregori?
Ero in giro per l’Europa e ho letto di qualche battibecco. Ma non ho avuto neanche il tempo di capire, onestamente. Voglio essere serio ma, sempre di più, faccio ironia perché spero sempre che i doppi sensi possano arrivare. Vedo che purtroppo, invece, la gente si prende ancora molto sul serio e quindi faccio fatica. Un disco di Bob Dylan si chiamava “Contengo Moltitudini”, che vuol dire contengo tanti dubbi. E se sei una persona sensibile, un’artista, hai continuamente dei dubbi. Io ce li ho quotidianamente, mi metto in dubbio. Per cui contengo moltitudini, come ha detto De Gregori. È bellissimo e mi ci ritrovo. Poi con Francesco abbiamo scritto delle cose molto belle, ci siamo frequentati, ci conosciamo bene, abbiamo suonato dal vivo. Non oserei mai contraddirlo in pubblico. E ci vuole molta competenza per parlare di questo concetto che ha espresso De Gregori, così come parlare di certi argomenti che ha trattato Guccini o che esprimeva De André.

Quale giovane autore ti entusiasma?
Salmo musicalmente non lo conosco così a fondo, ma ho letto i testi, ci conosciamo, abbiamo fatto anche due o tre live insieme. È una persona che scrive in modo ovviamente giovane, che usa un linguaggio molto attuale, ma dove io mi ci riconosco. Forse Salmo è un po’ più pesante, ma sono anche altri tempi. Io già con “Pippo che c***o fai?” la discografia mi diceva: “Ma non puoi cambiare in ‘Pippo che cosa fai?’”. Oltre a Salmo, mi piacciono molto anche Marracash e Blanco.

Che ne pensi del live di Ultimo a Tor Vergata?
Non l’ho visto. Non posso pensare. Ho visto solo che c’era un po’ di gente.

Da Sanremo 2027 il vincitore del Festival non sarà per forza colui che andrà all’Eurovision. I media stranieri parlano di “suicidio Sanremo”. Che ne pensi?
Io sono passato di lì e sono arrivato penultimo. Ma se fossi un direttore artistico farei esattamente la stessa scelta. All’Eurovision ci deve andare qualcuno che ha i cog****i. Che può essere, come dire, competitivo. Per favore, sennò rimaniamo indietro. L’Eurovision fa cag**e in ogni modo. A parte i Måneskin, tutti gli altri hanno fatto cag**e. Che si pensasse a cantare e a portare delle belle canzoni.

Dacia Maraini ha chiesto che venga dato il Nobel per la Pace al popolo di Lampedusa: sei d’accordo sulla petizione?
Per me va benissimo, è giusto. Basta che non lo diano a Trump.

Miles Davis ha da poco compiuto cento anni: che ricordo hai di lui?
Stavo cercando di recuperare il matrimonio. Mi hanno chiamato alle 4 di notte, pensavo fosse uno scherzo. Poi alla fine ho dovuto decidere. Tanto il matrimonio era già rovinato, e quindi ho deciso di andare da Miles Davies. Sentivo dire: “Davis ha un carattere insopportabile, è difficilissimo, odia i media, odia tutto, è insopportabile”. Ma finché si registrava era piuttosto freddo. La prima volta che l’ho incontrato si era presentato vestito di pelle nera, occhiali neri. Non era certamente di Bolzano: è arrivato così e mi ha freddato subito, perché stavo suonando un pianoforte. Avevo scritto una tonalità in “si minore”. E lui, appena entrato nella stanza, neanche ha detto “Ciao, buonasera, come va? Mi fa “Stai suonando le note sbagliate”. Poi, appena stavo per andare in regia, mi ferma e mi fa: “Rimani qui, ho bisogno della tua energia”. Finito il brano gli ho detto “Maestro, quale versione devo tenere delle cinque fatte?”. “Forse l’ultima, perché è più nell’aria. Non prendere le note sbagliate”, mi ha risposto.

A 40 anni dall’uscita, qual è il punto di forza di “Blue’s”?
È durato così tanto e dura ancora probabilmente perché contiene nove canzoni che sono tutte delle hit. È entrato nella gente: quando faccio i concerti tutti cantano quelle canzoni. Era naturale, genuino, onesto dal punto di vista musicale, con dei bei testi.

Stai lavorando ad un nuovo disco?
Ci ho pensato molto perché, dopo che hai scritto più di 350 canzoni, tra le mie e quelle che ho scritto per gli altri, fare un album dopo tutti questi brani è molto difficile. Come diceva Pavarotti “Devi giustificare il fatto che hai avuto successo”. Bisogna mantenere il successo. E ce la puoi fare con l’aiuto dei giornali, dei social. Se esci con un album sai che venderai poco perché nessuno vende più. C’è poco da fare, per fare un album con almeno 8-9 brani servono i cogl***i.

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