La regola teorica e il "trucco" dei venditori - 2/4
In teoria, il meccanismo stabilito da Bruxelles è lineare: dal 1° luglio 2026, su ogni spedizione extra-UE di valore inferiore ai 150 euro si applica una tassa fissa di 3 euro per ogni categoria di merce dichiarata. Significa che se ordinate cinque magliette identiche la tassa totale è di 3 euro, ma se comprate una maglietta e un orologio il dazio sale a 6 euro, perché si tratta di due tipologie di prodotto diverse. Nei piani dell’Unione Europea, questo costo avrebbe dovuto essere assorbito direttamente dai grandi marketplace o dagli esportatori. La realtà, però, assomiglia molto al meccanismo delle accise sulla benzina: la tassa la paga chi importa, ma il costo viene interamente scaricato sul prezzo finale alla pompa.
Inoltre, molti venditori stranieri stanno applicando la norma in modo distorto. Invece di aggiungere 3 euro all’intero ordine per categoria, hanno semplicemente aumentato il prezzo di ogni singolo articolo. Come segnalato dal Corriere, un prodotto che ad aprile su AliExpress costava 2,21 euro, a inizio luglio è stato messo in vendita a 5,59 euro: un rincaro superiore al 150%. Due prodotti da un euro che prima della riforma avrebbero dovuto comportare un totale di 5 euro (compreso il dazio unico), oggi ne costano spesso 8 perché la tassa viene moltiplicata su ciascun pezzo.