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Alberto Tarallo assolto dall’accusa di aver falsificato il testamento di Teodosio Losito: “Il fatto non sussiste”

Il produttore ed ex patron della Ares Film era imputato dopo la morte dello sceneggiatore, che lo aveva indicato come erede universale. Resta invece aperto il processo per il crac della società di produzione

di Francesco Canino
ALBERTO TARALLO ASSOLTO: NON HA FALSIFICATO IL TESTAMENTO DI LOSITO - 2/2

ALBERTO TARALLO ASSOLTO: NON HA FALSIFICATO IL TESTAMENTO DI LOSITO - 2/2

“Il testamento olografo con firma Teodosio Losito in data 24/10/2007 pubblicato dal notaio Claudio Cerini è falso”, si leggeva in uno dei documenti della perizia calligrafica depositata nel dicembre del 2024. E ancora: “L’apocrifia della firmari risulta in primo luogo dai confronti con le firme autografe autenticate avute in esame”. Dopo quelle perizie, cui erano seguite le controperizie presentate dai legali di Tarallo (“Non c’è stata alcuna una contraffazione”, replicò a FQ Magazine l’avvocato Daria Pesce, nel maggio del 2022) si arrivò al processo contro Tarallo “per falsità in testamento olografo e falsità in scrittura privata”. Repubblica rivela in queste ore l’ennesimo colpo di scena: per il tribunale di Roma “non è stato provato che sia stato Tarallo, indicato nel documento come erede universale, a modificare o redigere il testamento”. È dunque passata la linea del Pubblico ministero Gianluca Cassetta che “aveva chiesto l’assoluzione dell’imprenditore 72enne, richiesta condivisa dai difensori Franco e Francesca Coppi. Di diverso avviso il legale della famiglia Losito, Stefano De Cesare, che aveva sollecitato la condanna di Tarallo, la dichiarazione di nullità del testamento olografo, l’apertura della successione legittima e un risarcimento patrimoniale di 6 milioni di euro”.

IL PROCESSO PER LA BANCAROTTA DI ARES GATE

Per Alberto Tarallo si chiude con un’assoluzione un altro capitolo giudiziario pesante dopo quella per le accuse (poi archiviate) per istigazione al suicidio del compagno Teodosio Losito, trovato impiccato ad uno dei termosifoni della villa di Zagarolo dove la coppa ha vissuto per vent’anni. Poco dopo la morte dello sceneggiatore – che aveva firmato fiction dagli ascolti clamorosi come Il bello delle donne e L’onore e il rispetto -, la Ares Gate era stata dichiarata fallita e nel 2024 Tarallo era stato rinviato a giudizio con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Secondo la Guardia di Finanza, Tarallo e Losito avrebbero “manipolato i bilanci della società e sottratto denaro, contribuendo in questo modo a provocare il dissesto dell’azienda”. Stando agli investigatori, nel bilancio 2017 e 2019 Tarallo non avrebbe comunicato dati che riguardavano la situazione economica dell’azienda contribuendo “a cagionarne il dissesto”. La società di produzione è poi fallita nel febbraio 2020 provocando “un danno patrimoniale di rilevante entità”, secondo i pm romani. Tarallo avrebbe “distratto, occultato e comunque dissipato dal patrimonio della società 41.124 euro attraverso reiterati utilizzi delle carte di credito aziendali”. Il processo sul crac dell’Ares è attualmente ancora in corso.

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