I rimpianti legati al lavoro e l'ultimo Natale lontano - 3/4
Barra ha ripercorso i frenetici giorni dell’ultimo mese, trascorsi a fare la spola tra Milano, Roma e la Basilicata nel tentativo di assistere il padre durante i controlli medici. Nonostante i tentativi, la fine è arrivata in maniera fulminea: “Sono arrivata in tempo per il suo ultimo respiro. E so che non mi sarei mai perdonata di non esserci stata. Pochi giorni prima parlavamo ancora del Marocco, della politica. Lui mi rinfacciava alcuni voti amorevolmente e io i suoi, sempre con amore. Era convinto che avrebbe terminato i controlli, sarebbe tornato a casa e poi in ufficio, al lavoro, come aveva sempre fatto. Gli ho dato un bacio e una carezza. Poi è arrivato l’ultimo respiro la settimana successiva mentre di nuovo fuori per lavoro e sono scappata da lui”.
Il dolore per la perdita è acuito dal senso di colpa per non aver condiviso le ultime festività natalizie a causa degli impegni professionali: “Se c’è una cosa con cui faccio ancora fatica a fare pace è il tempo. Non riesco a perdonarmi di non aver trascorso con lui l’ultimo Natale. Lavoravo. So di essere sempre stata una figlia responsabile e presente, così come sul lavoro, non mi sono mai risparmiata ma lui mi aveva scritto: “Non è Natale senza di te e senza i miei amori”, riferendosi ai suoi nipoti, ai miei figli. Gli avevo promesso che il Natale successivo non avrei lavorato e che saremmo stati insieme. Non ci sarà un Natale successivo. Ed è per questo che oggi non voglio accumulare altri rimpianti. Sto leggendo i suoi scrittori preferiti. Viaggerò con i suoi occhi. Starò accanto a mia madre, ai miei fratelli, ai miei figli e ai suoi nipoti come avrebbe fatto lui. Cercherò di custodire ciò che mi ha insegnato e di trasformarlo in presenza”.