“So di essere stata privilegiata, avere una stabilità economica mi ha aiutato nella mia ricerca artistica”. Parole sante, che squarciano uno dei veli di ipocrisia che avvolge da troppo tempo il mondo dello spettacolo. La retorica del Nepobaby ‘vittima del proprio cognome’ certe volte può stancare e Gracie Abrams ci ha messo una pietra sopra, chissà se una volta per tutte.
Nella sua ultima intervista al New York Times, Abrams ha parlato con serietà e profondità del suo elefante nella stanza. Essere la figlia del regista J.J. Abrams e della produttrice cinematografica Katie McGrath non ha nulla a che vedere con il suo indiscutibile talento. Ma con quello che è servito per svilupparlo. Nascere in un environnement di ricchezza e benessere oggettivi può aiutare chi ha una certa predisposizione artistica a fare certe scelte. Non è la scoperta dell’acqua calda, è un assioma che tutti conoscono, soprattutto gli artisti emergenti che faticano a trovare una propria strada anche per mancanza di mezzi, tempo e denari.
Intervistata dai giornalisti Jon Caramanica e Joe Coscarelli al podcast Popcast del New York Times sul fatto di essere considerata una “Nepo baby”, Abrams ha riconosciuto apertamente i vantaggi derivanti dal contesto familiare in cui è cresciuta. “La questione del nepotismo fa ovviamente parte del dibattito, ed è giusto così. – ha dichiarato – Penso al privilegio che ho avuto. Avevo una rete di sicurezza, e questo mi ha permesso di sperimentare, di concentrarmi e di avere il dono del tempo da dedicare a questa cosa che amo fare. Non sono cresciuta con la paura di avere problemi economici, ed è questa la differenza più grande”.
In Italia Alice De Andrè, conduttrice e comica emergente, nipote di quel De Andrè, ha detto in un monologo alle Iene: “Con il mio cognome avevano designato per me un percorso nella musica, ma no, noi non siamo un salumificio”. Un caso, perché la versione del ‘nome di famiglia come ostacolo’ è quasi sempre quella più gettonata mentre Oltreoceano i modelli proposti nello showbiz vedono emergere personaggi con la carriera spianata. L’estetica del ‘bedroom pop’, in cima a tutte le classifiche globali, ha veicolato specialmente su TikTok il concetto di cozyness, del “less is more”, del “puoi sfondare anche partendo dalla tua cameretta, ti bastano un pc e un microfono scadente”. La variabile che non viene mai messa in discussione, però, è quella del tempo e del background familiare.
Malcom Todd Hobert e Audrey Hobert primeggiano su Spotify. Sono due fratelli di Los Angeles, di 23 e 26 anni figli di Tim Hobert e Jill Tracy. Hobert è un produttore multimilionario di Hollywood, autore di serie come The Middle e Scrubbs. Scriverlo non rende i suoi figli meno bravi o talentuosi. L’ultimo album di Todd “Do That Again” è una dimostrazione di come il dream pop, fatto di chitarre in delay e reverb, possa coesistere con il new Rnb. Inoltre, i testi sono intriganti e intelligenti e il groove lo rende un ‘no skip record’.
Violet Grohl, figlia di una delle colonne portanti della musica rock contemporanea Dave Grohl, storico batterista dei Nirvana e ‘deus ex machina’ dei Foo Fighters, in occasione della presentazione del suo album di debutto “Be Sweet to me”, per levare via gli impacci ha anticipato la domanda sul nepotismo, dichiarando in un’intervista al podcast ‘Alchemy’ di Anthony Mason: “Ho firmato il mio primo contratto con un’etichetta senza che mio padre lo sapesse. Avevo alcune offerte, le ho valutate, ho firmato, e poi ho chiamato mio papà, era molto contento per me”. L’album di Violet Grohl è un chiaro omaggio agli anni 90’, ha sonorità ruvide che strizzano l’occhio al grunge, con un perfetto mix estetico tra Alanis Morisette e Courtney Love per certi versi. C’è da dire che il privilegio sia per lei che per Shane Hawkins, figlio del batterista dei Foo’s Taylor Hawkins, di essere letteralmente cresciuti su un palco è impagabile.
È proprio qui che risuonano ancora più forti le parole di Gracie Abrams. La cantante ha spiegato che il privilegio non si è limitato alla stabilità economica, ma ha riguardato anche l’ambiente in cui è cresciuta. Essere figlia di due professionisti affermati dell’industria dell’intrattenimento le ha permesso di familiarizzare fin da piccola con il linguaggio e le dinamiche del settore. “La famiglia in cui sono nata mi ha dato un linguaggio che sono incredibilmente fortunata ad aver imparato fin da piccola”, ha affermato. “Quando ascolti i tuoi familiari parlare a tavola o in macchina andando a scuola, assorbi naturalmente un certo modo di vedere le cose. Sono stata davvero fortunata”.