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The Girls in the Magnesium Dress: la risposta più elegante alla relegazione di arpa e contrabbasso

Appuntamento all'8 luglio, nel Cortile d'Onore della Casa della Musica di Parma, nell'ambito della rassegna Accordi/Disaccordi della Fondazione Toscanini
The Girls in the Magnesium Dress: la risposta più elegante alla relegazione di arpa e contrabbasso
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C’è un’ingiustizia acustica che la storia della musica ha accettato con sconcertante docilità: il contrabbasso relegato a fondale armonico, l’arpa intrappolata nella sua iconografia celeste. Due strumenti di straordinario potenziale espressivo, trattati per secoli come comparse di lusso. Entrambi vittime, per dirla senza perifrasi, di una convenzione pigra che ha confuso il ruolo con il destino.

L’8 luglio, nel Cortile d’Onore della Casa della Musica di Parma, nell’ambito della rassegna Accordi/Disaccordi della Fondazione Toscanini, arriva la risposta più elegante e radicale a questa indolenza secolare: The Girls in the Magnesium Dress, il duo formato da Valentina Scheldhofen Ciardelli al contrabbasso e Anna Astesano all’arpa.

Il nome è già un programma. Si tratta di una citazione da un pezzo orchestrale di Frank Zappa, e l’omaggio non è decorativo: è la dichiarazione di poetica del progetto. Zappa sosteneva che non c’è progresso senza deviazione dalla norma. Prendere una sentenza del genio di Baltimora come bussola non è una scelta innocente: è il proclama di chi sa esattamente dove vuole andare e non ha intenzione di chiedere il permesso.

L’occasione sarà la prima esecuzione assoluta del concerto per contrabbasso e arpa di Valentina Scheldhofen Ciardelli Into the Forest (prima composizione mai scritta per questo organico), che trasforma il gruppo da camera in un ecosistema sonoro, usando la foresta come metafora della vita interiore: un luogo vivo e imprevedibile dove ogni passo è rischio ascolto necessario, improvvisazione come strumento di sopravvivenza.

Ho già avuto modo di scrivere su queste colonne di Valentina Scheldhofen Ciardelli, a proposito di Shake Your Duty (il progetto che rileggeva appunto Zappa con Anais Drago e Riccardo Angelo Strano) e di Fortissime! (il concerto dedicato agli archetipi femminili nelle opere pucciniane, in cui Ciardelli appariva già affiancata all’arpa di Anna Astesano). Ogni volta che l’ho seguita, ho trovato la conferma di una dote rara: Ciardelli ha trasformato il suo strumento (storicamente il meno solistico dell’orchestra) in un medium simbolico, un centro di esplorazione senza confini di genere musicale. Nel suo lavoro la trascrizione convive con la composizione originale e con la dimensione teatrale del gesto: non come eclettismo di maniera, ma come metodo coerente per riconciliare la norma e l’eresia.

È anche la stessa persona che nel giugno 2025 ha lanciato la petizione My Instrument Is Not a Luggage, portata fino al Parlamento europeo di Bruxelles, che nasce da un problema pratico ben noto a ogni musicista professionista; le compagnie aeree trattano gli strumenti come bagagli ordinari, con regole disomogenee, rischio di danni e costi aggiuntivi imprevedibili. L’obiettivo è una normativa europea uniforme che riconosca la distinzione tra oggetto personale e attrezzatura di lavoro insostituibile.

Anna Astesano porta in questo duo il patrimonio di una carriera costruita tra il Conservatoire National Supérieur di Lione, la prima arpa dell’orchestra “Luigi Cherubini” sotto Riccardo Muti, la London Philharmonic Orchestra, la Wigmore Hall, la Fenice, Hong Kong. Un curriculum che avrebbe potuto legittimare ogni scelta rassicurante, invece Astesano ha scelto il terreno più scomodo, la scommessa su un linguaggio cameristico che la tradizione non aveva ancora immaginato, il solo modo onesto di chiedersi cosa può ancora dire uno strumento.

Il catalogo che le due artiste hanno costruito insieme è la prova più concreta di questa visione: composizioni originali di Ciardelli come la Randori Suite (titolo preso dal judo, randori come combattimento libero, pratica senza schema fisso) e un corpus nato dall’incontro con la cultura giapponese, culminato nel 2022 nell’album Ruutsu (Da Vinci Classics), debuttato alla Fenice e costruito intorno al principio che la scelta del repertorio è sempre, rigorosamente, alla pari.

Ciò che rende The Girls in the Magnesium Dress un progetto degno di viva attenzione non è solo la qualità tecnica (innegabile), ma la coerenza dell’intenzione: un’intelligenza artistica che si manifesta come contenitore fluido in cui corpo, suono e identità si ridefiniscono a vicenda, ogni volta. Chi verrà ad ascoltarle a Parma non si accomodi aspettandosi un rito consolatorio, ma un invito all’esplorazione di un cosmo sonoro inesplorato.

Photo credits Barbara Cardini

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