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L’irremovibile Carlo Calenda e le due possibilità: andare alle elezioni da solo oppure da solo

Più passa il tempo e più il leader di Azione si accorge che il suo nome risulta incredibilmente fuori dalle opzioni dei due schieramenti e per di più, mannaggia!, fuori dalle condizioni più favorevoli della legge elettorale
L’irremovibile Carlo Calenda e le due possibilità: andare alle elezioni da solo oppure da solo
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Esistono due Carlo Calenda. Il primo è intento a costruire l’egemonia centrista sulla appassita e parassitaria presenza, a sinistra come a destra, del conservatorismo populista e piagnone. Carlo stya provando invece a rendere forte un progetto riformatore ed europeista, con un team di rilievo e un popolo da inventare. Con lui, forse, il gruppo di donne che ha appena abbandonato il Pd, da Pina Picierno ad Elisabetta Gualmini.

Ci sarebbe tutto, insomma, per rendere indiscutibile la supremazia centrista e irragionevole ogni altra alternativa. Per questo il secondo Carlo, in campo da molto più tempo, tira giù i rami, buca le gomme, cambia il verso a ciascuna delle due coalizioni. Col Pd ci sarebbe una possibilità, a condizione però che butti a mare i cinquestelle. L’avversione di Elly Schlein a rifondare su basi “antipopuliste” – come richiesto dal Carlo 2, il centrosinistra e dunque la speranza di un’alleanza elettorale progressista, resta un fatto insopportabile del quale amaramente si pentirà.

Il Carlo 2 – cambiato il verso della sua corsa – ha fatto la mossa del cavallo, in groppa al quadrupede di corsa verso Giorgia Meloni: la conservazione liberale per un centro riformatore ed europeista. L’attenzione, la simpatia e anche la cura con la quale Calenda, quello che costruisce il nuovo mondo, ha pianificato il senso dell’attracco a destra è stata una mossa molto riflettuta e per certi aspetti anche appalaudita.

Carlo, quello che distrugge, ha però posto la condizione essenziale: non ci potrebbe essere nessun patto a destra con forze antieuropeiste, amiche della Russia, sovraniste e fascistizzanti. Nessun vannaccismo, nessun effetto ottico. Il guaio di non trovare Meloni certissima di cogliere l’occasione sta consigliandogli una terza via d’uscita.

Eccola: il terzo polo, il centro del centro, la grande chiamata alle armi di tutti i liberali e riformatori, europeisti e antirussi. La via maestra per l’egemonia centrista e moderata sul ceppo ignorante del populismo estremo, sulla banalizzazione delle soluzioni, sull’estremismo come principio e destino del Palazzo. Conte, Salvini, Vannacci, ma anche un certo radicalismo alla Bonelli, e quel rosso antico di Fratoianni danno ai nervi.

Perciò Calenda sta proiettando la propria dimensione politica nel grande lago del centro possibile. Una corsa isolata e molto avventurosa ma di certo un ingaggio enorme per una sfida straordinaria.

Perchè più passa il tempo e più Calenda si accorge che il suo nome risulta incredibilmente fuori dalle opzioni dei due schieramenti e per di più, mannaggia!, fuori dalle condizioni più favorevoli della legge elettorale.

Calenda oltre a Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini chi attrae? Per dire, Luigi Marattin, che pure ha rotto con Renzi, guida il partito liberaldemocratico nel buio dell’universo centrista. Diffida di Carlo. E persino l’economista Michele Boldrin, fondatore e ideologi del movimento Ora, ha rotto con Calenda.

Preoccupante, e qui non avanziamo altre ipotesi, la suggestione – che pure va facendosi strada nel mondo politico – che Calenda, al di là di tutti i suoi meriti, porti con sè una sorta di malattia autoimmune che atterrisce gli alleati. Sono cattiverie, certo, ma pare consolidata l’idea che Azione faccia perdere voti, buchi il secchio delle preferenze, distrugga invece di costruire.

Quindi non resta che puntare al tutto per tutto e andare come un sol uomo contro la maligna trincea dello sbarramento: andare da soli, magari sapendo già come finirà, però morire, se proprio, con stile e con quell’orgoglio che lo contraddistingue.

Se domani troverete Carlo Calenda fuori dal Parlamento sappiate che sarà il Parlamento a doversene pentire, la democrazia liberale a dover chiedere conto del perchè è successo.

Lui è irremovibile: o da solo oppure da solo. Un Calenda è per sempre!

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