Il contagio inatteso e la diagnosi - 2/4
La ricostruzione della vicenda, riportata in un approfondito resoconto della Bbc, individua l’origine del contagio in un viaggio di tre mesi che la donna, impiegata nel settore dei media, aveva compiuto in India nel 2007. Durante il soggiorno, Denman aveva scelto di seguire una dieta vegetariana proprio per evitare il rischio di intossicazioni alimentari. Ciononostante, secondo il parere del suo medico curante, il dottor Brendan Healy — consulente in malattie infettive e microbiologia —, la donna avrebbe inavvertitamente assunto del cibo contaminato da uova microscopiche di tenia del maiale.
L’espulsione del parassita intestinale è avvenuta tre anni più tardi, nel 2010. Nonostante una visita dal medico di base e successivi esami delle feci dall’esito regolare, i sintomi neurologici veri e propri sono emersi nel 2011 con violenti mal di testa e una successiva crisi epilettica. “Iniziavo ad avere serie difficoltà a pronunciare alcune parole. Subito dopo mi sono risvegliata in ambulanza e mi chiedevo come fosse potuto succedere”, ha dichiarato Denman. I successivi esami clinici tramite tomografia assiale computerizzata (TAC) e risonanza magnetica hanno rivelato la presenza dei trentotto parassiti nel cervello. “Il medico mi ha fatto sedere e mi ha detto: ‘Abbiamo esaminato le scansioni e trovato 38 parassiti nel tuo cervello’. Io e mia madre siamo rimaste a bocca aperta”, ha ricordato la donna. Solo il collegamento spontaneo ipotizzato dalla madre tra la crisi epilettica e la tenia espulsa l’anno precedente ha permesso ai medici di formulare la diagnosi corretta di neurocisticercosi, un’infezione che, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si trasmette attraverso l’ingestione di acqua o cibo contaminati da uova del parassita ed è eccezionalmente rara nel Regno Unito.