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“Le persone sono spaventate perché c’è troppo pessimismo e poca follia, e per fare figli bisogna essere un po’ folli. Costano, sono un impegno importante”: così Michelle Hunziker

La conduttrice e showgirl affronta la spinosa questione del rapporto tra maternità e lavoro nel podcast “The Italian Dream”

di Emanuele Corbo
“Le persone sono spaventate perché c’è troppo pessimismo e poca follia, e per fare figli bisogna essere un po’ folli. Costano, sono un impegno importante”: così Michelle Hunziker

Perché si fanno così pochi figli in Italia? È una delle domande a cui si cerca di rispondere nell’ultimo episodio del podcast “The Italian Dream”. Ospite Michelle Hunziker, che affronta la spinosa questione mettendo a confronto la situazione italiana con quella nordeuropea. “È un gran peccato” spiega la showgirl, madre di 3 figli, “perché i figli sono il motore dell’ottimismo, ti fanno diventare migliore, non hai più la prospettiva egoista su te stesso”. Hunziker però riconosce che ci siano difficoltà oggettive per coloro che pensano di allargare la famiglia: “Le persone sono spaventate perché c’è troppo pessimismo e poca follia, nel senso che per fare figli bisogna essere un po’ folli: i figli costano, sono un impegno importante e le famiglie fanno fatica”.

L’esempio del Nord Europa

Dialogando con Alec Ross ed Elena Alberti, conduttori del podcast, Michelle prosegue mettendo a fuoco le criticità del rapporto tra maternità e lavoro: “Una donna quando è in età fertile è anche il momento in cui sta finendo l’università e per riuscire a trovare una collocazione in qualche modo deve rinunciare… quindi purtroppo anche se parliamo tanto di longevity l’orologio biologico della fertilità è inesorabile e a 40 anni diventa più difficile fare bambini”. Quindi il paragone con il Nord Europa, che gode di un welfare aziendale più strutturato: “Se in Italia le aziende, che comunque sono in difficoltà per tanti motivi, avessero la possibilità, come nel Nord Europa, di mettere gli asili e gli asili nido, già una mamma che lavora potrebbe essere molto più serena”. E ancora: “A livello pratico, tu fai un bambino e se sai che te lo puoi portare in azienda, tu lavori e te lo gestisce qualcun altro all’interno di un asilo nido fatto apposta. Ci sono tante cose su cui lavorare, però il fatto di aver paura di perdere il lavoro, essere declassate, per noi donne è un fattore molto importante”. Parole che accendono un faro sulla fatica che molte donne conoscono bene: mettere su famiglia senza dover rinunciare alla realizzazione professionale.

I ‘rischi’ della maternità

In conclusione, Hunziker ammette come nella questione pesi anche l’atteggiamento della singola persona: “Noi abbiamo diritti che sono sacrosanti di maternità, se te ne vai per tanto tempo rischi di più, è vero che è un diritto, però c’è anche un approccio individuale di chi dice: ‘Io però amo il mio lavoro, magari torno prima (dalla maternità, ndr)’”. Una scelta che, purtroppo, troppo spesso non è dettata solo dall’amore per quel che si fa, ma dalla paura di essere penalizzate dal punto di vista lavorativo.

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