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“Alcuni ragazzi hanno postato una mia foto su Facebook e nei commenti ho letto ‘è invecchiata’. Certo, è normale che io lo sia… Dopo Non è La Rai mi sono laureata, oggi sono psicoterapeuta”: parla Mary Patti

La 54enne racconta la nuova professione da psicoterapeuta, ricorda gli anni della trasmissione cult e interviene sul tema dell'oggettificazione e degli haters

di Redazione FqMagazine
“Alcuni ragazzi hanno postato una mia foto su Facebook e nei commenti ho letto ‘è invecchiata’. Certo, è normale che io lo sia… Dopo Non è La Rai mi sono laureata, oggi sono psicoterapeuta”: parla Mary Patti

Una certa generazione, sentendone il nome, avrà un ‘tuffo al cuore’ per la nostalgia. Mary Patti, volto di Non è la Rai tra i più amati, si è raccontata a Vanity Fair a partire dal suo lavoro: “Mi sono laureata in psicologia e poi specializzata in psicoterapia, e oggi lavoro come psicoterapeuta, principalmente con gli adolescenti e i giovani adulti. Ho un mio studio privato, ma lavoro anche nelle scuole”, le parole dell’ex volto tv, oggi 54enne. Patti ha raccontato del suo impegno “per il tribunale dei minori e in carcere” e di come, anche ai tempi del programma di Gianni Boncompagni, abbia sempre pensato alla laurea: “Se penso alla me stessa di allora, penso a una ragazza piena di desideri, di sogni, di ambizioni. Ma anche a una ragazza già decisamente proiettata a laurearsi in psicologia e, in fondo, a fare esattamente quello che sto facendo adesso…”.

“Eravamo tante, la competizione c’era, a diversi livelli. E in alcuni casi no, non era sana”

E i rapporti con le altre ragazze di Non è la Rai com’erano? “Era un po’ come una grande scuola, c’era chi ti stava più simpatico e chi meno. Con un paio di ragazze ero più legata, negli anni abbiamo continuato a sentirci. Sono in qualche chat di gruppo, ci sentiamo, ci siamo anche riviste. Ma ognuna ha fatto la sua vita”. Come psicoterapeuta, il giudizio che dà sul programma è questo: “Eravamo tante, la competizione c’era, a diversi livelli. E in alcuni casi no, non era sana. Ma è un discorso che vale per un primo piano in tv, come per tante altre situazioni nel lavoro di chiunque. Lì era tutto, come dire, più evidente perché si basava fondamentalmente sull’esteriorità. Purtroppo i giovani molto spesso si ammalano per la competizione: sta alle famiglie far capire loro il peso reale che le cose devono avere…”. Sull’oggettificazione del corpo delle adolescenti spesso citata quando si parla della celebre trasmissione, ha spiegato che “quel programma, rivisto oggi, fa quasi ridere: sembravamo delle suore rispetto a quello che poi è passato in tv. Era un programma con molte ragazze certamente molto giovani che, al massimo, stavano in costume a ballare attorno a una piscina. E poi eravamo super controllate, non potevamo avere le unghie lunghe, mettere l’eyeliner. All’epoca fece certamente scandalo sostanzialmente perché non esisteva ancora niente di simile. Detto questo, sì, credo che con le ragazze più giovani, adolescenti, forse si sarebbe dovuti stare più attenti, prestare delle cautele ancora maggiori. Perché quella è un’età davvero delicata”.

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