Barbara Bouchet ha ricevuto il Nastro d’Argento Speciale per il film da protagonista “Finale: Allegro” di Emanuela Piovano. Al centro della storia c’è Karina (Bouchet), una pianista di ottant’anni che ha vissuto la propria esistenza all’insegna dell’autodeterminazione e dell’omosessualità, costruendosi una carriera costellata di successi concertistici. Ora si prepara ad affrontare il capitolo finale della sua vita.
Al suo fianco c’è Elena (Anna Bonasso), sua coetanea e pittrice, donna di cui Karina è sempre stata innamorata. Elena aveva scelto una strada diversa, quella più tradizionale di moglie e madre, ma oggi, rimasta vedova e con il figlio ormai adulto, può finalmente vivere liberamente il suo amore con Karina, assaporando la leggerezza del presente. Ombre si addensano tuttavia sul loro ritrovato idillio: Elena ha ricevuto una diagnosi di demenza senile in stadio avanzato, e il momento in cui non sarà più in grado di prendersi cura di sé si avvicina inesorabilmente.
Sul tema del suicidio assistito l’attrice ha le idee chiare e come ha spiegato a Il Messaggero: “Sono favorevole per esperienza diretta. Quando mia sorella stava morendo, i medici le hanno praticato l’accanimento terapeutico. La vidi soffrire in maniera terribile”.
Bouchet ha rivelato anche un aneddoto inedito: “Ho avuto una storia cin Warren Beatty. Finì presto, però, perché lui voleva fare sesso a tre”. Molestie sul set? “I maschi sono maschi, con tutto quel testosterone… Quando hanno una bella ragazza davanti, cosa puoi aspettarti? Un agente prima di iniziare un colloquio mi disse di andare in toilette a bagnarmi la maglietta. Me ne andai sbattendo la porta”.