Quando l’asfalto della città inizia a tremare per la calura estiva, c’è una via di fuga che punta a sud-ovest, verso una lingua di terra dove la brezza marina spazza via l’afa e il respiro si fa improvvisamente più leggero. È la Riviera dei Fiori, l’estremo Ponente Ligure. Raggiungerla è un attimo: bastano circa tre ore di auto da Milano scendendo lungo l’A7 e infilandosi nell’Autostrada dei Fiori, oppure ci si può affidare alla comodità dell’Intercity, che dalla Stazione Centrale scivola silenzioso lungo la costa, regalando dal finestrino le prime, ipnotiche, inquadrature del mare.
Appena scesi, il cambio d’aria è immediato, quasi fisico. Non è una sensazione casuale: le statistiche meteorologiche e le classifiche nazionali confermano anno dopo anno che Imperia e i suoi dintorni godono del clima migliore d’Italia. Le Alpi Marittime alle spalle bloccano le perturbazioni settentrionali, mentre il mare termoregola l’aria, garantendo inverni miti e, soprattutto, estati ventilate, luminose e prive di quell’umidità opprimente tipica della Pianura Padana.
Un tripudio di colori a un passo dalla Costa Azzurra
Basta guardarsi intorno per capire il motivo del nome “Riviera dei Fiori“. La natura qui è sfacciata e rigogliosa. Le strade e i muri a secco sono letteralmente fagocitati da enormi cespugli di oleandri in fiore e da un tripudio di bouganvillee che declinano tutte le sfumature del fucsia, del viola e del rosso acceso. La Francia è a un tiro di schioppo, e si sente. Nei colori delle persiane, nell’eleganza rilassata di chi passeggia sui lungomare, si assapora già il mood della Costa Azzurra. Le contaminazioni sono evidenti in un’atmosfera chic ma intimamente verace, che mescola il glamour transalpino alla ruvida e sincera accoglienza ligure. Un’accoglienza che passa immancabilmente per la tavola: il profumo del basilico fresco pestato al mortaio per le trofie si mescola a quello dell’oro verde locale, l’olio di olive Taggiasche, dolce e rotondo, compagno inseparabile del pescato del giorno servito nei ristorantini a ridosso delle spiagge.
Il mare azzurro e il fascino di Borgo Prino
Il mare è il grande protagonista magnetico di questo tratto di costa, premiato anche nel 2026 con prestigiose Bandiere Blu (come la vicina San Lorenzo al Mare, una vera chicca). Ma la Riviera dei Fiori ha saputo superare il concetto di “spiaggia selvaggia” a tutti i costi, offrendo un litorale democratico: accanto ai lidi privati, si alternano ampie spiagge libere — sia di sabbia finissima che di sassi arrotondati dal moto ondoso — perfettamente attrezzate dai Comuni con docce, lavapiedi, cabine spogliatoio e servizi igienici gratuiti. Imperia è la base di partenza ideale per esplorare la zona. Per chi ama l’atmosfera marinara, una passeggiata a Borgo Prino è d’obbligo. Qui, le case color pastello dei pescatori si affacciano sull’acqua, ma a catturare lo sguardo è il maestoso e antico colonnato del convento delle Clarisse, che si specchia nel mare creando quinte architettoniche di rara bellezza, perfette per sorseggiare un aperitivo al tramonto ascoltando la risacca.
I borghi gioiello: Cervo e la “Liguria segreta”
Se il mare è il magnete naturale della Riviera, la sua anima più intima si nasconde a un battito di ciglia dalla costa, dove il paesaggio si fa verticale. Imperia è la porta d’accesso ideale per esplorare questo ecosistema sospeso. Rimanendo a un passo dall’acqua, una sosta a Borgo Prino è imprescindibile: qui, le storiche case color pastello dei pescatori cedono il passo alla maestosità dell’antico colonnato del convento delle Clarisse, un’architettura scenografica che si specchia direttamente nel Mar Ligure, offrendo la quinta perfetta per un aperitivo cullati dal suono della risacca. Ma per chi cerca un angolo di pace, basta salire di pochi chilometri verso la frazione di Poggi, un balcone silenzioso circondato dagli ulivi, o spingersi verso il vero capolavoro del Golfo Dianese: Cervo. Abbarbicato su un costone di roccia viva che precipita vertiginosamente nel blu, il borgo è un dedalo pedonale di caruggi ombrosi che si inerpicano fino al trionfo barocco della suggestiva Chiesa dei Corallini. Cervo non è solo architettura e festival musicali: è un’immersione nei profumi mediterranei del Parco del Ciapà — tra orchidee selvatiche, carrubi e cespugli di mirto — e in tramonti infuocati da ammirare dal litorale del Pilone. Per un’esperienza di soggiorno autentica, la Locanda Bellavista richiede di affrontare una lunga e ripida scalinata in pietra, ma ripaga lo sforzo con un panorama assoluto sul golfo, l’accoglienza rustica e la cucina tipica curata personalmente dalla signora Franca. Per chi invece vuole pranzare letteralmente pieds dans l’eau, i tavoli del ristorante Porteghetto, incastonati sugli scogli alla base del paese, servono un pescato indimenticabile.
Lasciandosi il mare alle spalle, si entra in una dimensione rurale inesplorata. A Villa Faraldi l’orizzonte marino diventa solo un vago fondale azzurro, sostituito da colline terrazzate dove scorre in abbondanza l’olio taggiasco. Esplorando l’antica “Via dei Gumbi”, ci si imbatte in U Gumbu de Nuccio, un intatto frantoio “a sangue” del Seicento, dove un tempo la pesante macina in pietra veniva fatta ruotare dal moto circolare e instancabile di un animale bendato. Il fascino crudo di queste pietre e l’Oratorio di Santa Caterina hanno stregato per decenni un’intera comunità di artisti scandinavi, a partire dal celebre scultore norvegese Fritz Røed. E dopo una passeggiata tra i carruggi, la trattoria La Campagnola (nella vicina Tovo/Riva Faraldi) offre un rifugio gastronomico verace.
Infine, Diano Arentino, dove la natura selvaggia abbraccia progetti visionari. La chiesetta di Sant’Antonino, incastonata tra i boschi, è un miracolo di land-art e mecenatismo diffuso: salvata dal degrado grazie alla donazione iniziale di una coppia tedesca, è stata restaurata dai residenti e arricchita da una Via Crucis d’arte contemporanea, diventando una scenografia per sessioni di yoga e concerti estivi. Qui i sentieri invitano al trekking, e dopo aver conquistato la vetta del vicino Pizzo d’Evigno, le fatiche si smaltiscono ai tavoli dell’agriturismo Cà du Bausu, tempio dei sapori dell’entroterra.
La meraviglia della Ciclabile dei Fiori
Il cuore pulsante della vacanza attiva in Riviera è però la Ciclabile del Parco Costiero. Una pista unica al mondo, lunga 45 chilometri ininterrotti e senza traffico, realizzata recuperando l’antico tracciato della ferrovia costiera ottocentesca dismessa nel 2001. A giugno 2026, con l’apertura del tratto tra Imperia e Diano Marina (la cosiddetta “IM-compiuta”), l’infrastruttura è finalmente completa e collega Ospedaletti ad Andora. Noleggiare una bicicletta nei numerosi chioschi è facilissimo e i prezzi sono super convenienti. Da Imperia si aprono due opzioni. La prima è puntare a ovest verso Sanremo, attraversando borghi e gallerie freschissime scavate nella roccia, con la comodità di poter rientrare caricando la bici sul treno regionale.
La seconda, magica opzione, è andare in direzione est, verso Andora, al momento del tramonto. L’ideale è noleggiare un’e-bike per gestire senza fatica la quarantina di chilometri tra andata e ritorno. La pista si snoda letteralmente a strapiombo sulle scogliere, affacciandosi su calette deserte raggiungibili solo a piedi o a pedali. Il piano perfetto? Arrivare ad Andora verso l’ora di cena e fermarsi in uno dei lidi balneari che, sempre più spesso, offrono un eccellente servizio ristorazione serale. Si mangia pesce fresco con i piedi nella sabbia calda. Il rientro notturno in sella è un’esperienza che rimette al mondo: i chilometri scorrono facili grazie alla pedalata assistita, l’aria della sera regala un freschetto rigenerante e, a fare luce, c’è solo la luna piena che si specchia sul mare calmo, accompagnata dal profumo della salsedine e dal frinire dei grilli.
Il ritmo della notte
La vacanza nel Ponente Ligure vive intensamente anche dopo il tramonto. Mentre i borghi si accendono di luci calde e i vicoletti sul mare si animano per le passeggiate serali, l’entroterra svela un volto inedito. Per chi cerca un contatto viscerale con il territorio, i Comuni di Cervo, Diano Arentino e Villa Faraldi hanno ideato il programma estivo “Escursioni Borghi di Ponente”, un calendario di appuntamenti guidati per vivere la natura fuori orario. L’idea è affascinante: percorrere gli stessi sentieri diurni quando il paesaggio muta radicalmente. Per i più mattinieri, la sveglia suona alle 4:00 del mattino per affrontare le salite verso il Monte Ceresa o il Pizzo d’Evigno. Da lassù, nel silenzio assoluto rotto solo dai cavalli selvatici al pascolo, si assiste al miracolo del sole che sorge dal mare infiammando l’orizzonte fino alla Corsica. Ad agosto, un cammino altrettanto suggestivo porta ad ammirare l’alba dalla cima di Capo Cervo, immersi nei profumi del timo e del mirto. Per i nottambuli, invece, luglio e agosto offrono escursioni al crepuscolo. Camminando tra Chiappa e Cervo o tra le borgate di Arentino, ci si addentra nei boschi affidandosi non più alla vista, ma ai suoni: il passo cadenzato sullo sterrato e una colonna sonora d’eccezione curata dai rapaci, con il richiamo ipnotico di civette, assioli e succiacapre.
Il calendario degli eventi
A partire da luglio, il calendario entra nel vivo offrendo due affascinanti esplorazioni crepuscolari. Si comincia il 1° luglio a Cervo (ore 20:30, 7 km), percorrendo le vecchie mulattiere che collegano la Val Merula alle campagne di Chiappa. Con l’oscurità che avanza, si raggiunge il crinale del Colle Mea, lasciando che la vista aperta sul golfo venga progressivamente sostituita dal buio e dalla colonna sonora dei rapaci notturni — civette, assioli e succiacapre. Il 15 luglio (ore 20:30, 7 km), la carovana si sposta a Diano Arentino. Si sale verso il crinale della Valle Impero proprio mentre il sole scompare: il mare cede il passo alle ombre delle pinete, e la camminata diventa un esercizio di lentezza e concentrazione, guidati solo dal rumore dei propri passi sullo sterrato.
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Ad agosto, l’oscurità si trasforma in attesa della luce, con due escursioni all’alba che richiedono un piccolo sacrificio in termini di sonno, ampiamente ripagato dallo stupore. Il 12 agosto la partenza è fissata alle 4:30 del mattino nel cuore di Cervo (8 km). Allontanandosi dai carruggi color pastello, si sale verso Capo Cervo attraversando uliveti e pinete al buio. Il culmine si raggiunge al Colle Dico, nel momento esatto in cui i primi raggi del sole infiammano il Mar Ligure, svelando un panorama in cui il confine tra acqua e montagna sembra dissolversi. Il gran finale è previsto per il 26 agosto a Diano Arentino (ore 4:00, 8 km). Dalla frazione di Evigno si affronta una salita impegnativa (600 metri di dislivello) alla luce delle lampade frontali. Lasciatisi alle spalle i boschi di roverella, si sbuca sui pascoli d’altura appena in tempo per incontrare, nel silenzio dell’alba, piccoli branchi di cavalli selvatici e mucche al pascolo. L’arrivo ai 989 metri del Pizzo d’Evigno coincide con il sorgere del sole: lo sguardo spazia limpido dalle cime del basso Piemonte fino, se l’aria è tersa, al profilo inconfondibile della Corsica. Un trionfo di luce che segna l’inizio di un nuovo, incantevole giorno in Riviera.
Un’ipotesi di itinerario per il weekend
Venerdì: arrivo a Imperia in treno o auto. Sistemazione sulle alture (es. Cervo o Poggi). Pomeriggio in spiaggia libera a San Lorenzo al Mare. Aperitivo serale sotto il colonnato sul mare di Borgo Prino.
Sabato: mattinata nell’entroterra segreto. Passeggiata a Villa Faraldi tra i ricordi degli artisti scandinavi e il vecchio frantoio. Pranzo verace a Diano Arentino. Nel tardo pomeriggio, noleggio e-bike a Imperia: pedalata al tramonto fino ad Andora, cena pieds dans l’eau e rientro in bici sotto la luna.
Domenica: risveglio lento. Visita ai caruggi di Cervo, pranzo sugli scogli al Porteghetto. Relax nell’acqua cristallina del Golfo Dianese prima del rientro, rigenerati, verso la città.