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Meloni: “Non c’è differenza tra Vannacci e la sinistra”. E sul Quirinale: “Un presidente di destra non è più un tabù”

Ospite di Nicola Porro su Rete 4, la premier torna a punzecchiare il generale. E sui rapporti con Trump: "Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri"
Meloni: “Non c’è differenza tra Vannacci e la sinistra”. E sul Quirinale: “Un presidente di destra non è più un tabù”
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“Francamente non mi pare che ci sia grande differenza tra il suo movimento e tutti gli altri partiti di opposizione che noi abbiamo, perché votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo contro il voto di fiducia esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno, esattamente come la sinistra. Quindi non vedo grande differenza”. Ospite di Nicola Porro a Dieci minuti su Rete 4, Giorgia Meloni torna a provocare Roberto Vannacci, che col suo Futuro nazionale si proclama “la vera destra” e vola nei sondaggi drenando consensi dai partiti di governo. Per attaccare il generale la premier usa il solito espediente retorico, accomunandolo, ancora una volta, agli esponenti del “campo largo”: “Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, la compagnia cantante e Vannacci”, afferma.

Gli attacchi dei progressisti e di Futuro nazionale, concede la presidente del Consiglio, riguardano temi “chiaramente diversi, ma sono sempre temi sui quali io sono molto interessata e su cui lavoro da diversi anni”, e “difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere“, incalza. Minimizzando anche il “remigrazione” su cui il generale imposta la sua campagna: “Che cos’è la remigrazione? Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo. Vuol dire che mi metto d’accordo con questi migranti per rimandarli a casa, perché è volontario. Lo fa lo Stato italiano, lo fa l’Unione Europea, lo fa l’Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ndr): lo fanno tutti. Il problema ce l’hai con quelli che non se ne vogliono andare e lì diventa chiaramente un tantino più complesso”.

Porro, ironizzando, le chiede poi della possibità “terribile” che il prossimo capo dello Stato possa essere di centrodestra. La premier raccoglie l’assist: “Sarebbe terribile questa questa eventualità, terribile per un certo establishment. Però si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare. Non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un Presidente della Repubblica che non è di centrosinistra”. Si tratta, rivendica, di “una cosa banalissima, cioè che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e” potrà valere “per la Presidenza della Repubblica”. Ma questo, sottolinea, lo “decideranno gli italiani” alle prossime elezioni Politiche.

Meloni torna anche sui suoi rapporti con Donald Trump, messi in crisi dagli attacchi del tycoon che l’ha descritta come “implorante” per una foto con lui: “Non sono antiamericana oggi non ero inginocchiata ieri, sono una persona che crede che l’Occidente sia più forte unito e ha lavorato per questo. Poi i rapporti solidi si fondano sulla franchezza, sono una persona franca oggi e lo ero ieri”, dice. La leader di FdI accusa il segretario generale della Nato, Mark Rutte, di essere stato “molto approssimativo” nel dire che cinquecento aerei Usa sono decollati dalle basi italiane per supportare la guerra in Iran: “È una informazione che può essere male interpretata, come lo è stata anche dalle autorità iraniane, bisogna essere più cauti”, protesta. “Dopodiché però quel numero – che, capisco, colpisce – è un po’ più basso dell’analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti”, rivendica. Quei voli, ribadisce, “rientrano nelle normali attività delle basi: abbiamo autorizzato ciò che era previsto negli accordi e che non è cinetico, cioè offensivo”.

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