“Ogni volta che gli mettevo la cipria sul naso mi appoggiava entrambe le mani sulle gambe e le faceva scorrere all’interno dei miei pantaloncini. Mi tirava verso di sé e cercava di strusciare il suo inguine contro il mio”. Quella della truccatrice Suzi è solo una delle tante testimonianze (in questo caso usata in tribunale) nei confronti della star tv, pedofilo e predatore sessuale seriale Rolf Harris. La vittima, nella miniserie di Amazon Prime “Rolf Harris: Primetime Predator”, girata nel Regno Unito e in Australia, ha raccontato gli abusi subiti, sul posto di lavoro, quando era ancora ventenne. Lo riporta il Daily Mail.
Suzi era stata assunta presso la stazione tv australiana Channel 7. E, quando le era stato comunicato che avrebbe lavorato con Harris, la truccatrice era al settimo cielo: “Ero entusiasta, l’ho detto ai miei genitori e amici”, ha ricordato nella proiezione. L’entusiasmo, però, si è affievolito presto, trasformandosi in terrore. Non appena seduto sulla sedia trucco, infatti, il cantante ha iniziato a molestarla. “Gli ho chiesto di non toccarmi, ma non ad alta voce: la prima regola come truccatrice è di non agitare l’artista”. Suzi non era sola con Harris: “La stanza era piena di uomini. Nessuno gli ha chiesto di smettere. Il regista lo aizzava”, ha raccontato la truccatrice.
Il regista della miniserie, Nick Sweeney, ha voluto (ri)accendere i fari sulla questione soprattutto perché, a distanza di anni dai processi e dalla morte dello showman australiano, non c’è ancora stata giustizia per molte delle sue vittime nella sua terra natale. Uno degli aspetti più inquietanti del documentario è che, secondo le testimonianze delle (presunte) vittime, molti dirigenti, colleghi, collaboratori e familiari (?), sapevano perfettamente degli abusi commessi da Harris.