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Trump: “Dazi del 100% sui prodotti dei Paesi europei che impongono digital tax”. L’Ue: “Misure unilaterali ingiustificate, risponderemo”

Il tycoon: "Questa tariffa avrà la precedenza su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese in questione, che sia già attivo, firmato o meno"
Trump: “Dazi del 100% sui prodotti dei Paesi europei che impongono digital tax”. L’Ue: “Misure unilaterali ingiustificate, risponderemo”
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Donald Trump torna all’attacco contro le web tax europee e alza ulteriormente il livello dello scontro. Se nel febbraio 2025 aveva definito le imposte sui servizi digitali applicate da Italia, Francia, Spagna e altri Paesi una forma di “estorsione” nei confronti delle aziende americane, promettendo ritorsioni e riaprendo le indagini commerciali avviate durante il suo primo mandato, ora passa a una minaccia diretta: “Qualsiasi Paese” che introdurrà una digital tax sulle società statunitensi sarà colpito da dazi del 100% su tutte le esportazioni verso gli Stati Uniti.

L’avvertimento è contenuto in un messaggio pubblicato su Truth Social, nel quale il presidente americano sostiene che “numerosi Paesi europei” stanno valutando l’introduzione di una tassa sui servizi digitali a carico delle imprese Usa. “Alcuni di questi Paesi sono ormai prossimi a tale decisione” e “qualora decidessero di procedere, il dazio del 100% scatterà immediatamente”. Non solo: “Questa tariffa avrà la precedenza su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese in questione, che sia già attivo, firmato o meno”. La Commissione Ue ha risposto poco più tardi attraverso un portavoce: “L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno il diritto sovrano di regolamentare le attività economiche sul proprio territorio, in conformità ai nostri valori democratici e agli impegni internazionali assunti. Qualsiasi imposta è, per sua natura, non discriminatoria e si applica in modo uguale a tutte le grandi imprese, indipendentemente dalla loro origine”. Di conseguenza “misure unilaterali che prendano di mira tali politiche legittime sono ingiustificate. Qualora venissero adottate, l’Unione europea risponderà in modo rapido e deciso per difendere i propri diritti e la propria autonomia normativa“, spiega ancora il portavoce. “L’Unione europea ha costantemente sostenuto una soluzione globale per una tassazione equa dell’economia digitale, in linea con le conclusioni dei ministri delle Finanze del G7. Questo rimane il percorso che preferiamo e siamo pronti a impegnarci in modo costruttivo per raggiungere tale obiettivo”.

Sarà interessante capire la posizione del governo Meloni. L’Italia lo scorso anno ha ricavato dalla web tax 637 milioni di euro. Nell’aprile 2025, dopo un incontro alla Casa Bianca tra Meloni e Trump, Roma si era impegnata a promuovere “un ambiente non discriminatorio in termini di tassazione dei servizi digitali”, formula interpretata come un’apertura a una revisione dell’imposta. Che non è finora arrivata. Nelle ultime settimane, come è noto, i rapporti bilaterali si sono fatti più tesi visti gli attacchi diretti del tycoon all’Italia e alla premier.

L’affondo trumpiano è un’ulteriore escalation rispetto alla linea già tracciata nei primi mesi del suo secondo mandato. La Casa Bianca aveva accusato i governi stranieri di voler “tassare il successo delle aziende americane” e aveva incaricato lo U.S. Trade Representative di riaprire le indagini sulle digital tax adottate da Austria, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Turchia e India. Le investigazioni, avviate durante il primo mandato di Trump, erano state congelate nel 2021 per lasciare spazio ai negoziati Ocse sulla riforma della tassazione internazionale delle multinazionali. Con il sostanziale naufragio del primo pilastro dell’accordo e il ritiro degli Stati Uniti da quel percorso, Washington sembra ora pronta a utilizzare la leva commerciale come strumento di pressione contro i Paesi che continuano ad applicare imposte sui servizi digitali.

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