Carburanti, dopo il caro prezzi esplode il caso della benzina adulterata. Opposizioni e consumatori: “Ora anche la beffa, il governo si svegli”
Il calo del prezzo petrolio dei giorni scorsi inizia lentamente a riflettersi sui prezzi pagati dagli automobilisti alla pompa. Ma per il governo è intanto arrivata una nuova grana. Alle critiche delle associazioni dei consumatori e pure di Confindustria per il taglio di 17 centesimi delle imposte (accise più Iva) sul solo gasolio, che continua a produrre effetti molto inferiori a quelli attesi, si aggiunge ora un coro di richieste di “controlli a tappeto” sui distributori. Un giro di verifiche della Guardia di finanza, partito sull’onda della notizia che a Roma si moltiplicano i casi di auto e motorini danneggiati da benzina annacquata, ha infatti fatto emergere irregolarità in un impianto su cinque.
Partiamo dallo sconto fiscale la cui proroga fino al 25 agosto – la quinta tornata dall’inizio della guerra in Iran causa attacchi di Usa e Israele – è stata finanziata dal governo con nuovi tagli ai ministeri per oltre 230 milioni, che si sommano agli oltre 2 miliardi già spesi. Con quali risultati? Secondo gli ultimi dati del Mimit diffusi venerdì, il prezzo medio del gasolio self è sceso a 2,084 euro al litro sulla rete ordinaria, otto millesimi in meno rispetto a giovedì. La benzina cala a 1,990 euro, mentre in autostrada il diesel scende a 2,159 euro e la verde a 2,065 euro. La flessione segue alcuni giorni di ribasso delle quotazioni del petrolio, ma non basta a riportare il beneficio ai 17,08 centesimi teorici: si ferma a 10. Il resto dello sconto è assorbito dal rialzo del prezzo industriale registrato nelle settimane scorse. Tradotto, un pieno da 50 litri costa circa 5 euro in meno, anziché 8,54 euro.
Per il ministero guidato da Adolfo Urso va tutto bene: si vede un “progressivo adeguamento dei listini da parte della rete distributiva” e procede benissimo, stando alla nota della Commissione di allerta rapida di sorveglianza dei prezzi che si è riunita giovedì, “il regime speciale di controllo previsto dal Dl 33/2026, che consente al Garante di segnalare alla Guardia di Finanza gli impianti caratterizzati da potenziali anomalie di prezzo, al fine di attivare verifiche mirate lungo l’intera filiera e prevenire eventuali fenomeni speculativi”. Ma quel decreto si limita a prevedere che quando Mister Prezzi rileva aumenti anomali rispetto alle quotazioni internazionali trasmette alle Fiamme gialle l’elenco degli impianti da verificare e gli esiti vengono poi inviati anche all’Antitrust, che può valutare l’apertura di procedimenti. I poteri dell’authority e le sanzioni restano invariati, al netto di una multa pari allo 0,1% del fatturato per eventuale mancata comunicazione dei prezzi consigliati (non, per esempio, per non averli adeguati a valle di un taglio delle accise).
E ora arrivano anche le frodi. “Gli italiani non meritano non solo il danno dei rincari di benzina e diesel, ma ora anche la beffa dei carburanti annacquati che danneggiano le automobili”, attacca Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd del Senato. Segue richiesta al governo di “occuparsi a tempo pieno di carburanti” perché la situazione sta “diventando una vera e propria emergenza, specie alla vigilia degli esodi per le vacanze che saranno sempre più brevi, purtroppo, per molte famiglie italiane”. Il presidente dei senatori M5S, Stefano Patuanelli, rincara aggiungendo che i risultati dei controlli dimostrano la necessità di verifiche “capillari e sistematiche” in tutta Italia per verificare “la qualità del prodotto, le quantità erogate e la trasparenza dei prezzi”. Chiosa: “Il governo si dia una svegliata“, a partire dal ministro Urso. A sposare la richiesta di controlli a tappeto è anche l’Unione Nazionale Consumatori, che con l’occasione chiede di controllare “anche la corrispondenza effettiva dell’erogazione del litro alla pompa. Nonostante sia stata alzata la soglia di tolleranza infatti – denuncia – spesso e volentieri risultano approssimazioni per difetto e mai per eccesso”.